…un Bartali che si supera in Coppi – di Donato Bagnardi

NEWSLETTER n° 16 – settembre 2015Bagnardi

un Bartali che si supera in Coppi   di Donato Bagnardi

Abbiamo concluso la riflessione dell’agosto scorso con un ultimo pacchetto di interrogativi, riassumibili nel seguente: la coscienza organico-dinamica è partecipabile anche da quanti non condividono o non hanno avuto modo ancora di condividere la fede cristiana?

Si tratta di un interrogativo cruciale in quanto decide degli attori deputati alla costruzione della Realtà Storica. Non è problema secondario sapere se il lavoro di costruzione di questa Realtà debba essere affidato unicamente ai credenti o possa essere nella prassi condiviso al di fuori di una cultura cristiana e cattolica.

Qui, pare che Demaria non si muova con grande chiarezza. Le sue affermazioni sembrano prestarsi ad una duplice interpretazione, ora nel senso della chiusura ora in quello dell’apertura.

Un primo insieme di considerazioni farebbe pensare a una soluzione negativa di sbarramento. Demaria sostiene che la coscienza organico-dinamica è un portato di quell’ideoprassi che assume come Assoluto quello vero, il Dio cristiano. Non è pensabile che essa possa scaturire nell’ambito di ideoprassi non cristiane, magari in virtù di presunti elementi in comune. Alla luce di queste valutazioni si direbbe che Demaria escluda alla radice la possibilità di maturare una coscienza organico–dinamica all’interno di storicizzazioni non informate dall’Assoluto vero.

Un secondo insieme di considerazioni farebbe intravedere una soluzione più positiva del problema. Demaria sottolinea che la Realtà Storica, nella sua essenza in continua costruzione, è costitutivamente imperfetta, incompiuta, mutevole e problematica e dunque esposta al bene come al male, segnata dall’azione di forze contrastanti. A partire dal riconoscimento dell’imperfezione congenita dell’Ente dinamico, egli, dunque, giunge ad escludere qualsiasi forma di manicheismo ideoprassico: In nessuna prassi razionalizzata, tutto è buono o tutto è cattivo. Rimarrà sempre uno scarto del patrimonio umano, in contraddizione con quella data ideoprassi. Sulla base di questo secondo insieme di considerazioni, parrebbe che Demaria indulga a considerazioni opposte alle prime, certo meno rigide e definitorie, lasciando intravedere sullo sfondo una natura più universalistica della coscienza organico-dinamica.

Di fronte a questo duplice ordine di considerazioni, viene da chiedersi se, nel caso, il pensiero demariano non involga in una clamorosa contraddizione interna.

Ad un esame più attento, su questo punto, emerge tutt’altro. Ciò che appare un’aporia di fatto propriamente non lo è, trovandoci piuttosto alle prese con due diverse linee di sviluppo, con due diversi osservatori da cui riguardare il problema e, dunque, compossibili.

Come dire, se il problema viene affrontato dal punto di vista del vero Assoluto, il laico cristiano appare l’unico legittimato a maturare una coscienza organico-dinamica, chiamato per la sua stessa vocazione laica a promuovere un’ideoprassi cristiana, offrendosi come persona-cellula alla Realtà Storica intera, nei suoi aspetti sacri e profani.

Se il problema viene riguardato dal punto di vista della condizione di imperfezione della Realtà Storica, tale coscienza appare come già in atto, vitalmente operativa, in continua realizzazione, vissuta da tutti a diversi gradi di partecipazione. Proiettata verso una perfezione che si compirà alla fine dei tempi. Suscettibile, pertanto, di essere colta e sperimentata universalmente. È, infatti, questa stessa Realtà che si offre comunicandosi, ad un certo grado di essere, a tutti gli uomini di buona volontà. E l’intera umanità, da parte sua, da questa angolazione, con il carico dei propri meriti e demeriti, appare in marcia, in esodo, verso una pienezza che si compirà ad un’altezza non più storica. Qui è all’opera lo stesso Dio che si dona all’umanità, estendendo la sua presenza oltre i confini della Chiesa, sull’intera Realtà umana che assume così una consistenza organica, facendosi, Egli stesso, tramite la Chiesa, segno di salvezza per tutti gli uomini.

In altre parole, dove la preoccupazione prevalente è quella del confronto tra gli Assoluti, sembra che Demaria sancisca l’incommensurabilità delle ideoprassi ed escluda la possibilità di maturare un’adeguata coscienza organico-dinamica senza porre, a capo di tutto, Dio, sia pure come razionalità laica nel mondo profano. A questo livello di analisi sembra che egli non ammetta alcun dialogo, nemmeno in funzione politico-sociale.

Ma quando dal tema dell’Assoluto si passa a quello della condizione della Realtà Storica, le ideoprassi appaiono più perforabili, in quanto accomunate da un destino di imperfezione, segnate da continui progressi (nel campo tecnologico) e regressi (nella crescita spirituale). A questo diverso livello sarebbe legittimo e necessario, sulla base di una comune e condivisa progettualità, sviluppare un dialogo autenticamente umano tra tutti gli uomini.

In virtù dell’universalità di quel Superorganismo Dinamico che è la Realtà Storica stessa nella sua natura profonda, tutti, in definitiva, sia pure a diversi livelli di imperfezione, vanno maturando una coscienza organico-dinamica.

Dovesse, questa interpretazione, rivelarsi incompatibile con il realismo dinamico, Bartali e Coppioccorrerebbe superare Demaria. Ma, anche in questo caso, non lo potremmo ignorare.Anzi, sarebbe vincente, in quanto il suo stesso realismo reca in sé i motivi del superamento. Al limite, egli si porrebbe come un Bartali che si supera in Coppi. La storia, però, ha già assodato che la rivalità tra i due campioni era fittizia e strumentale.

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2 risposte a …un Bartali che si supera in Coppi – di Donato Bagnardi

  1. mrcupido82 scrive:

    questo articolo è semplicemente fantastico

  2. Roberto scrive:

    “Alla luce di queste valutazioni si direbbe che Demaria escluda alla radice la possibilità di maturare una coscienza organico–dinamica all’interno di storicizzazioni non informate dall’Assoluto vero”
    Concordo con l’autore e aggiungo una chiave che può fare intuire rapidamente il perché. La chiave per poter rispondere è capire l’uomo come bisognoso di vita, ossia dell’AssolutoVero.
    1. L’uomo è vivo, e realizza il proprio “Io” organico solo in quando possiede la Vita: è infatti un essere. Ma mentre questa necessità di possedere la vita per poter essere organismo è soddisfatta in modo automatico fin dal concepimento nella sua dimensione fisica (actus essendi), questa necessità essenziale di essere organismo (ossia di possedere la vita) non lo è dal suo lato di persona storica che è costretta dalla propria essenza libera a scegliere liberamente e coscientemente un fine “vitale e vitalmente operante”per i propri atti e per sé stessa .
    2. Questa affermazione è una affermazione scontata per il corpo, ma non per la persona, entità spirituale dinamica che sceglie attraverso la mente & il cuore1 e quindi “metafisica-mente” attraverso la scelta di una razionalità autocostruttiva vitale e vitalmente operante.
    3. L’essenza umana della persona storica è libera ossia capace di scegliere metafisicamente il proprio IO profondo e di realizzarlo. La nostra libertà essenziale significa che la nostra essenza di persona è incompleta “per essenza” e noi stessi la costruiamo con la nostra scelta.
    4. Poiché sono essere e pertanto vivo, l’autodeterminazione fisiologica che mi fa sussistere può essere solo la scelta della Vita.
    Senza la percezione della necessità di Vita propria dell’essenza della persona umana è difficile capire come mai l’intera Realtà Storica umana abbia bisogno di DIO, capire come mai la sua essenza si realizzi solo con Dio, … . Ma, compresa la necessità vitale della persona, diventa naturale che la Realtà Storica fisiologica debba fornire alle persone un Assoluto in grado di realizzarle: la Vita_che_genera_vita.

    Chiarita la necessità essenziale della persona diventa chiaro anche come mai, per un cristiano, Cristo sia il Salvatore: perché Egli ha portato nel Mondo Dio nella forma utilizzabile dalla scelta essenziale libera, ossia in forma di Razionalità Interna Oggettiva della Vita2 storicizzata.

    Donandosi come RIO-Logos-Vita storicizzata, Dio salva l’uomo storico rispondendo all’essenza della persona umana che Lo chiama (essenza dinamica autodeterminata) direttamente e attraverso la Realtà Storica secolare. Giusto quindi affermare che senza Dio non ci può essere ideoprassi vera.

    D’altra parte l’ente dinamico EDUC è un ente già esistente nel reale che si impone per propria virtù di Forma che forzatamente si rivela alla sua materia. L’autocostruzione di questo essere storico, proprio perché essere, può essere solo vitale e vitalmente operante e come tale può essere percepita anche da un “laico”. La Razionalità Interna Oggettiva che si rivela è di nuovo quella della Vita e non può essere diversa da quella quella rivelata da Dio per l’ideoprassi Vera3. A=A

    La conclusione è che entrambe le modalità sono possibili e compresenti ma con una postilla: la seconda modalità non è garantita. L’uomo infatti apprende per prova ed errore, e poiché ciò che apprende costruisce la sua essenza di essere vivo, esso apprende SOLO attraverso la sofferenza e non è detto che qualche errore non lo porti anche alla morte. Inoltre, purtroppo, l’incompiutezza congenita dell’ente dinamico consente anche di riproporre errore dopo errore giustificando la riproposizione con la mancata realizzazione iniziale in modo completo dell’errore stesso. Valga come esempio il capitalismo che stiamo vivendo o il fascismo per le persone, o… .

    Concordo con l’autore. Bartali si rivela in Coppi

    PS.:
    Deus Caritas Est ≈ laVita è Amore
    Siamo vivi solo in Dio-Amore-Vita
    esiste il peccato mortale
    Siamo liberi solo in Dio-Vita

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