Nuova costruttività- 18 marzo 2020

Il realismo dinamico. Una scoperta.


Premessa

Tutto il discorso del realismo dinamico gira intorno ad un unica grande scoperta metafisica: l’ente dinamico universale e concreto.

Questa è solo una breve introduzione e perciò molti temi saranno solo sfiorati e molti altri non giustificati. Lo scopo di queste poche righe è quello di fornire una sintesi sul realismo dinamico e di stimolare per ulteriori approfondimenti. Nella sezione Libri abbiamo reso disponibile un breve glossario che può aiutare per la “traduzione” dei termini nuovi ed il chiarimento di altri.

Il realismo dinamico è l’integrazione della metafisica di S. Tommaso con la metafisica organico-dinamica di Tommaso Demaria.

Lo scopo del realismo dinamico è quello di fondare razionalmente e mobilitare concretamente l’ideoprassi alternativa al capitalismo e al marxismo. La convinzione è che il nuovo tipo di sviluppo, calato in modelli storicamente possibili, debba fondarsi su una piattaforma culturale razionale al massimo livello e perciò metafisica, capace di sostenere tutte le altre scienze, sia quelle dell’azione (sociologia, politica, economia, pedagogia, psicologia etc… ) sia l’indirizzo di ricerca di quelle naturali ( fisica, chimica, biologia etc..).

Proprio per la sua natura metafisica questa scoperta è accessibile a tutti.

Il Carattere

Non è semplice delineare in poche battute il contributo di Tommaso Demaria alla filosofia .


Se un tentativo deve essere fatto, esso deve partire dalla scelta a cui Demaria è stato caparbiamente fedele e che rappresenta la sua risposta di filosofo alla spinta evangelica: il realismo filosofico.

Demaria non ha mai accettato che la filosofia potesse staccarsi dalla realtà. Ha sempre propugnato che la filosofia è una responsabilità verso l’umanità, e che al filosofo non è dato di rinunciare a tale responsabilità, men che meno al filosofo cristiano.


La seconda qualifica del pensiero di Demaria è di essere un pensiero metafisico.

Il realismo filosofico si era sostanzialmente fermato ai successi della metafisica tomista. Demaria ne riconosce l'insostituibile valore  ma anche  l’incompletezza, privo delle categorie e del metodo necessari per affrontare la storia; d’altra parte, essa rimaneva l’unica base accettabile da cui partire per cercare una strada che potesse dare ragione unitariamente sia dei successi passati sia di ciò che accade alla storia.


La strada da lui individuata è quella che è richiamabile con la terza qualifica della metafisica realistica di Demaria: la dinamicità.

È questo certamente il contributo più originale e potente di Demaria al pensiero filosofico. La sua Metafisica Dinamica Ontologica Organica, o Metafisica Dinontorganica, come lui stesso l’ha chiamata, è uno straordinario strumento per la comprensione della storia e dell’uomo e nel contempo un atto di estrema fedeltà alla responsabilità della filosofia verso il futuro stesso dell’uomo.


A Demaria non è bastato il capire, il contemplare o l’esprimere, ma ha cercato che ogni capire, contemplare ed esprimere fosse unito all’essere che ne è il fondamento e all’operare che ne è lo sbocco.


La portata

Demaria non è uno scrittore agevole; tende ad esporre con tratti letterari precisi, rigorosi, sovente pedanti, apologetici, conseguenza di un certo isolamento del suo pensiero, assediato contemporaneamente da ogni sorta di tradizionalismi e di modernismi, di idealismi e di ideologie. Rischiano di nascondersi ad una lettura immediata la straordinaria portata, la ricchezza financo mistica, la potenza della sua metafisica.


Ma una volta che il lettore ne abbia sintetizzato la visione appare la dimensione del pensiero di Demaria. Cosa dunque aggiunge ai contenuti della filosofia attuale? Quale l’effetto sul mondo reale?


Della metafisica dinontorganica possiamo sottolineare quattro aspetti: la cosmicità della sua portata; la visione sintetica e pulita che offre del sacro e del profano; la sintesi mistica ed insieme operativa che dà della realtà storica e della persona nella sua libertà; lo straordinario potenziale concreto che ne scaturisce.


La metafisica dinontorganica apre un panorama cosmico ed una vicenda epica. Appare una filosofia che torna con evidenza ad essere capace di servire i problemi primi ed ultimi, una filosofia che ha la forza, il coraggio ed il successo di ripresentarsi alla ribalta della storia. Una filosofia che getta l’uomo nel suo posto e nella sua responsabilità verso Dio, verso l’umanità e verso il creato.


La metafisica dinontorganica opera una sintesi tra sacro e profano quale il pensiero moderno non è più in grado nemmeno di ipotizzare. Con una chiarezza cristallina, senza confusione e sovrapposizione, riporta sacro e profano alla loro fonte comune, offrendo alla persona e alla storia un percorso razionale che secondo la stessa psicologia possiamo dire religioso, ovvero capace di unificare in se stesse la persona, la vita, il mondo.


La metafisica dinontorganica armonizza finalmente il tutto della realtà storica con la libera persona, senza totalizzazioni e senza spinte atomizzanti, nella chiarezza delle reciproche responsabilità, con una sintesi che può essere detta, nel vero senso della parola, vitale.


La metafisica dinontorganica mette a disposizione del filosofo, e poi in cascata sino al più dettagliato dei lavori dell’uomo, strumenti concreti per generare la storia. Offre la possibilità di operare concretamente ed armonicamente la sintesi della realtà storica, per togliere dalla persona la sua condizione di oggetto e per costruire la realtà storica come essere del suo compimento.


Il rapporto con la filosofia contemporanea


Sappiamo che alla filosofia contemporanea non piacciono tali visioni; la verità stessa è ingombrante, la metafisica negata, il “tutto” rifiutato.


Come si pone perciò la metafisica realistica dinamica di Demaria in rapporto alle recenti ed attuali correnti del pensiero filosofico? Quali risposte, o non risposte, dà a filosofi quali Kant, Hegel, Husserl, Heidegger, Wittgenstein, Levinas?

Demaria dà risposte, radicali, sempre in relazione alle sue scelte fondamentali. Non potendone percorrere qui i completi sviluppi razionali, ci limitiamo solo ad alcuni punti di partenza, ad alcune motivazioni iniziali.


Al pensiero soggettivo Demaria risponde che il filosofo, come l’uomo, abita la vita, e non l’interno del suo cranio.

Al pensiero scientifico naturalistico risponde che la natura è, ma l’uomo nel contempo già è e ancora non è, che la natura diviene, ma l’uomo si fa, ed è diverso il problema del divenire da quello del farsi.


Alla filosofia del linguaggio Demaria risponde che la razionalità della vita non sta nel linguaggio, e mostra quelle realtà che il linguaggio esprime.

Al relativismo e all’individualismo esistenzialista Demaria risponde che non è possibile pensare l’uomo astratto dal suo tutto, nemmeno il Volto, perché il tutto è il grembo della sua vita, ed è responsabilità dell’uomo che il tutto, il grembo del Volto, non sia caos al Volto stesso.

Infine richiama che ogni cosa bella e grande, ogni sublime valore, ogni amabile visione che la filosofia ci possa aver dato non avrà storicamente luogo senza una realtà storica che la faccia sua.


Un percorso

Per dar conto dei giudizi sin qui esposti, viene proposto un percorso che esplora alcune tra le strutture principali della Metafisica Dinontorganica, il contributo di Demaria alla filosofia.


La Metafisica Dinontorganica opera una cospicua estensione della metafisica Tomistica con categorie adatte ad interpretare la storia e gli enti storici. La metafisica “statica”, tomista, rimane intatta e necessaria. Le categorie introdotte da Demaria non semplicemente estendono, completano, ma aprono nuovi spazi alla comprensione della realtà.


Ente statico ed ente dinamico


Demaria osserva che l’agire di una persona non è irrilevante al suo essere. Che una persona agisca secondo Dio o contro Dio, secondo un principio o contro un principio, non può avere semplice valore accidentale, né può essere un semplice fenomeno, ma ha valore essenziale in caso contrario tra Hitler e S. Francesco non ci sarebbero differenze. La genesi di questa scelta tuttavia non è più solo personale come nel passato ma risiede ormai anche in una prassi collettiva sempre più efficace in virtù della quale la persona è condotta ad un agire sociale "quasi obbligato", plasmato da una educatività globale che seduce i suoi pensieri e ne guida comportamenti.


Dato che la metafisica tomista ha categorie insufficienti ad esprimere questa potenzialità confinando questa realtà esistenziale all'ambito etico, è necessario ipotizzare una nuova categoria di ente, l’ente dinamico ( cioè l’ente la cui essenza si fa, è in costruzione , ens cuius essentia fit ).

Demaria chiama ente statico l’ente la cui essenza già è, ed ente dinamico l’ente la cui essenza non è, ma si fa attivisticamente nello spazio e nel tempo.

Tutti gli enti naturali sono enti statici. A partire dalla persona tutti gli enti interumani (famiglia, azienda, stato…) ricadono sotto la categoria dell’ente dinamico.

Proprio perché l’ente interumano è composto da diversi enti si dice ente di secondo grado, ente realissimo perché essenzialmente diverso dalle sue parti ( un computer non è petrolio e qualche altro minerale ha un’essenza propria… e così gli altri enti interumani)

La persona umana ricade sotto entrambe le categorie, ente statico in quanto inalienabile patrimonio di individualità, razionalità, libero arbitrio e vocazione alla forma divina, ente dinamico in quanto persona che a partire da questo patrimonio diventa storia, si concretizza nella realtà storica attraverso ciò che riceve dalla realtà storica e attraverso le sue scelte, diventando in questo modo parte attiva e passiva di un vero e proprio organismo storico.


Sintesi

Questo ente dinamico , ha bisogno di una metafisica diversa; il metodo sarà sempre quello della adaequatio intellectus et rei, ma il suo oggetto formale sarà diverso e cioè la Realtà Storica e non solo Dio, l’uomo ed il cosmo. Demaria osserva che l’ente dinamico si fa, si autocostruisce con un processo di sintesi: la persona di primo grado si sintetizza con la realtà storica e modula questa sintesi con le sue scelte. La sintesi della persona con la realtà storica è necessariamente soggetta alla intenzionalità della persona. 


Gli enti dinamici sono sintetici perché si sintetizzano da e con un contesto e sintetizzano un contesto. Tutti gli enti interumani, dalla famiglia alla squadra di calcio, sono enti dinamici transpersonali, generati tramite la sintesi incessante della intenzionalità dei loro membri; quando la sintesi cessa (cioè quando cessa il dinamismo unificante) , quando la relativa intenzionalità cessa, quell’ente dinamico particolare cessa e muore. 


Pertanto il metodo filosofico della metafisica dinamica non deve essere di tipo analitico, ovvero che scompone gli elementi della sintesi, ma deve essere di tipo sintetico, ovverosia che esplicita l’ente risultato della sintesi e che pone ogni elemento in relazione all’ente sintetico, mai considerandolo da solo. 


Una componente importante dell’attuale empasse della filosofia nell’affrontare la storia dipende proprio l’estensione dei metodi analitici ad una realtà che per sua natura ha bisogno di metodi sintetici, mentre viceversa viene disintegrata dai metodi analitici.


Realtà storica

La realtà storica è l’ente dinamico per eccellenza, la sintesi di tutte le sintesi; non è omogenea, non sostanziale benché di natura essenziale ma è l’ente storico “tutto”. Demaria lo qualifica EDUC, ente dinamico universale concreto. Mai uguale a se stesso, ente che già è ed ancora non è, abbraccia tutta la storia, tutto lo spazio e tutto il tempo dell’umanità. 


E’ l’ente che dà l’imprinting iniziale a tutti gli altri enti, l’ente con cui tutti gli altri enti si devono sintetizzare senza posa, l’ente sintetizzato senza posa da tutti gli altri enti dinamici. Dato che esso raccoglie le scelte della persona, esso è caratterizzato da tutti i gradi di libertà della persona umana stessa: valori, scopi, atteggiamenti verso Dio, verso l’uomo e verso il creato.


La realtà storica in linea metafisica non pone alcun pregiudizio alla libertà della persona umana, anzi, la postula. Essa infatti è sintetizzata in virtù della libertà della persona umana. Senza la libertà della persona umana e senza l’esercizio della intenzionalità che ne scaturisce, l’ente dinamico e la realtà storica stessa non esisterebbero nemmeno come categoria. La realtà storica si ridurrebbe ontologicamente a mandrie nella savana.


La causa formale

Il dinamismo coerente ed univoco quale quello dell’EDUC realtà storica non può sussistere senza un fine che garantisca la “perennità” del dinamismo, ossia di un Assoluto costruttivo. Per sua natura l’Assoluto è una razionalità, e va necessariamente identificata con ciò che genera le sue parti, la Vita in quanto tale. Il possesso di questa razionalità essenziale fa della realtà storica un organismo (per defininizione organismo è ciò che beneficia della vita), ma la sua non materialità e dinamismo essenziale lo pongono in una nuova, eppure evidente, categoria di organismo non sostanziale.


Superorganismo dinamico

La realtà storica è un ente dinamico superpersonale, ma l’altra sua grande caratteristica è di essere anche un organismo vivo, governato da un principio vitale. Analogamente a quello che accade ai carboidrati ed alle reazioni chimiche quando vengono ordinate da un principio vitale che genera un organismo vivente, il “brodo” di persone e relazioni della realtà storica è suscettibile di essere ordinato secondo una logica vitale superpersonale. Logica vitale che non è una emanazione dei componenti che essa ordina; essa è pura razionalità che trascende i componenti e genera un nuovo ente sintetico. Demaria chiama enti di primo grado gli enti componenti, enti di secondo grado gli enti sintetizzati; a sua volta un ente sintetizzato può essere componente di altre sintesi.


La realtà storica è un ente vivo, ma non è persona, e neppure sostanza.

Essendo un ente vivo, va necessariamente trattato come ente vivo; è impossibile “amministrarlo” se non secondo le caratteristiche degli enti vivi; inoltre è un essere dinamico, quindi va trattato secondo il dinamismo essenziale; infine è un essere superpersonale, perciò la sua logica vitale superpersonale partecipa e “riplasma” gli enti che lo compongono, tra cui le stesse persone, secondo il suo principio.


La Chiesa

La Chiesa dal punto di vista ontologico è esattamente un superorganismo dinamico, anzi, è il Superorganismo Dinamico della realtà storica salvifica: il suo assoluto è Cristo, forma viva dell’umanità, Chiesa, Corpo di Cristo nella storia, materia umana in continua conformazione a Cristo per azione dello Spirito Santo.

Immense prospettive teologiche ed ecclesiali si aprono a partire da questa consapevolezza.


Realtà storica profana statico sacrale e dinamico secolare

La realtà storica profana è un superorganismo dinamico? Sì ma solo da un paio di secoli. 

Prima la realtà storica era schiacciata sul piano naturale ad essere anch’essa statica, non avendo la possibilità di incarnare altri valori che quello della sopravvivenza. Oggi l’abbondanza e la complessità del mondo industriale pongono il problema di scegliere quali valori incarnare nella realtà storica, perché è appunto divenuta essenzialmente dinamica e perciò da costruire nella sua essenza progressivamente. 


Tali valori non sono però da inventare o da inserire in qualche modo dall'esterno con una sorta di operazione etica ma vanno scoperti all'interno della realtà storica stessa e mobilitati in modo coerente.


Questa discontinuità ontologica della realtà storica, passata metafisicamente da realtà storica statico-sacrale a realtà storica dinamico-secolare, rende conto della discontinuità storica che si constata esistenzialmente e fenomenicamente negli ultimi secoli.

Anche qui, enormi spazi di comprensione della storia dell’umanità e della chiesa si aprono.


Prassi e razionalità della prassi

Il superorganismo dinamico della realtà storica è dunque un ente vivo. Come tutti gli enti vivi, la sua vita sussiste tramite incessanti processi autocostruttivi. I processi sono azioni continue controllate volte al raggiungimento di uno scopo. C’è quindi una azione, una dialettica costruttiva (il farsi, la tensione dell’azione verso lo scopo) ed un controllo (un principio che evita risultati abnormi o dannosi). L’ente dinamico, la realtà storica si autocostruisce tramite processi razionalizzati: pensiamo ad esempio alla forza che hanno i processi aziendali nello stabilire la stessa immagine dell’uomo che è proposta dalla realtà storica industriale.


L’insieme di queste attività autocostruttive è la prassi. Quello che conta veramente per decidere come sarà la realtà storica è la razionalità della prassi. Tale razionalità governa i processi di sintesi o di formazione della realtà storica, governa quale anima sarà incarnata la realtà storica. Una analogia riduttiva e di sapore statico è quella del DNA di un organismo.


La razionalità risiede sia nelle persone che nei processi superpersonali della realtà storica: nelle persone è soggetta all’intenzionalità delle persone (intelletto, volontà e sentimento); nella logica dei processi superpersonali della realtà storica, dove è stata distribuita dalla incessante strutturazione della realtà storica, non è soggetta direttamente all’intenzionalità della persona, ma invece ne guida l’intenzionalità: metafisicamente parlando ne è forma. 


Così accade ad una persona che accetta di coprire un posto di lavoro: ne accetta gli scopi, la logica, i valori, ed è chiamato ad indirizzare ad essi la sua intenzionalità, siano essi concordi o discordi dagli scopi, dalla logica, dai valori della persona stessa.


E’ così spiegato dove sta l’enorme problema attuale della discordanza tra vita della persona e sentire della persona.

E’ impossibile governare la realtà storica se non tramite processi razionalizzati!

È impossibile governare la realtà storica senza una razionalità suscettibile di essere incarnata in processi!

È impossibile governare la realtà storica senza fornirle la razionalità necessaria al suo dinamismo essenziale!

Semplici eventi, per quanto pieni di valore, sono storicamente irrilevanti se non attivano processi autocostruttivi.


Il punto cruciale è individuare la razionalità corretta e storicizzarla nei rispettivi processi.

Questa è una consapevolezza di enorme importanza per la vita della Chiesa e per la vita del mondo.


I trascendentali dinamici

Ma come deve essere la prassi e i suoi processi per avere la potenzialità di costruire il superorganismo della realtà storica, e non essere puri processi fenomenici senza valore costruttivo dinamico? 


La razionalità che si incarna nei processi deve contenere cinque principi formali, chiamati trascendentali dinamici, che consentono alla prassi di essere capace di generare, di sintetizzare il superorganismo. Ciascun processo, dal più grande al più piccolo, deve conformarsi ad essa.

Il primo è il trascendentale sintetico, la religiosità, che è il principio unificante in quanto riporta all’assoluto, all’ “uno”. 


Gli altri quattro sono detti trascendentali analitici, e sono la articolazione/esplicitazione della religiosità; sono la educatività, la moralità, la socialità, la missionarietà.


• L’educatività risponde alla necessità di riplasmare  l'educazione in vista del superorganismo come preparazione della persona a vivere e ad agire in funzione della sua vita.

• la moralità risponde alla necessità che il comportamento personale  non danneggi, non avveleni il superorganismo ma sia costruttivo della sua vita, dimodochè la salvezza del singolo vada di pari passo con la salvezza del tutto. La persona deve essere messa in grado di agire secondo quanto ha imparato.

• la socialità risponde alla necessità di includere in modo coordinato tutta la “materia”, gli enti componenti, nel superorganismo.

• la missionarietà risponde alla necessità di propagare la razionalità del superorganismo a tutto il superorganismo per garantirgli la vita.


Principio altruico organico

Questa visione della realtà storica come organismo vivo postula la necessità della attuazione di un principio che Demaria chiama principio altruico, a posteriori facilmente riconoscibile, e formulabile sommariamente così: la persona vive per la vita del superorganismo nella sua totalità, il superorganismo dà vita alla persona nella sua totalità.

Senza l’attuazione di tale principio da parte della persona, i componenti della realtà storica agirebbero in modo individualistico, negando, frammentando o danneggiando la sintesi del superorganismo; dall’altra parte senza l’attuazione di tale principio da parte del superorganismo, il superorganismo danneggerebbe i componenti che lo sintetizzano, a partire dalla loro intenzionalità di sintesi, ma potenzialmente anche la loro fisicità.

Il principio altruico è esplicito nel superorganismo dinamico della realtà storica salvifica, e la sua presenza è garantita dalla partecipazione di Cristo al Corpo Mistico. Invece in campo profano, totalmente lasciato all’uomo, è semplicemente possibile; costituisce l’opzione fondamentale morale in campo profano.


Razionalità dinontorganica della prassi

E’ semplice ora capire i requisiti essenziali di una realtà storica correttamente formata, più precisamente formata religiosamente: sono la razionalità organica, che spinge alla sintesi del superorganismo in tutte le sue parti ed in tutta la sua essenza, e la razionalità altruica che ne deriva.


Razionalità laicista della prassi

Nonostante questa natura Tuttavia la prassi attualmente non è mossa dalla razionalità dinontorganica, ma da più razionalità, inconciliabili ma fenomenicamente compresenti; di gran lunga la principale è la razionalità laicista – liberal – capitalista, rimangono solo residui di concreta prassi collettivista benchè siano ancora attive ampie e sempre rinnovate risonanze della sua cultura; sono presenti disordinate manifestazioni di razionalità dinontorganica.


La razionalità della realtà storica profana attualmente prevalente, quella laicista-capitalista, consiste nel farsi attivisticamente in modo naturalistico-evoluzionista in funzione dell’economia, cioè secondo un principio di selezione competitiva, analoga alla selezione naturale, “mors tua vita mea”, applicato in economia. E’ la trasposizione a livello di enti interumani della logica della sopravvivenza che ha dominato la realtà storica sacrale.

Dal punto di vista metafisico essa ha due deformazioni fondamentali, esiziali.


La prima deformazione, meno percepibile ma più importante, è la disorganicità: la realtà storica è costruita in funzione della sola economia, ovvero del solo approvvigionamento delle risorse; infatti è facile riconoscere che l’azienda capitalista usa le risorse, direttamente o indirettamente, solo allo scopo di procurare altre risorse. L’economia è una parte della realtà storica, non tutta la realtà storica; le risorse sono necessarie, ma servono, non sono il fine. Ciò significa non immettere nella struttura della realtà storica tutti i valori, i significati, le dimensioni che qualificano la sua totalità, la sua organicità.


La seconda deformazione, corollario della prima, è l’assenza del principio altruico, per cui il farsi della realtà storica non avviene per sintesi altruica, ma per predazione degli altri enti o per sintesi a scopo di predazione, e per contro la realtà storica usa i suoi componenti, comprese le persone, e si cura di loro solo in quanto risorse. E’ questo che più di ogni altra cosa ha suscitato la reazione di molta parte della pensiero dell’800 e del ‘900, dal socialismo alla “totalità” di Levinas.


Realtà storica sacra e profana

La realtà storica salvifica e la realtà storica profana promanano dalla stessa fonte, Dio. Entrambe hanno la stessa dinamicità religiosa, ovvero sono chiamate alla sintesi unificante in Dio. Tuttavia non coincidono. La realtà storica salvifica, religiosa, raccoglie tutto ciò che riguarda la salvezza spirituale eterna dell'uomo. La realtà storica profana raccoglie tutto ciò che riguarda la sopravvivenza temporale dell'uomo.


Tale distinzione corrisponde perfettamente alla dimensioni della vita dell’uomo. Lo spazio della religione, sintesi ontologica dell’umano nel divino, e lo spazio del profano. Lo spazio dove Dio crea la natura e la vita e lo spazio che Dio ha dato all’uomo perché responsabilmente sia suo collaboratore nella storia:  " Dio infatti - sottolinea il Demaria nel testo La Società Alternativa cap. 1 - è bivalente, porta con sè una doppia funzione. E' il Dio che salva, e il Dio che garantisce l'essere. E' Assoluto religioso e Assoluto ideologico [.....] Dio Creatore è precisamente il Dio garante dell'essere . O si recupera o si rimane atei non solo in senso religioso, ma in senso ontologico , che è la forma di ateismo più radicale di tutte: quella che porta al nichilismo "


Quale allora è il rapporto tra la realtà storica salvifica e la realtà storica profana? Dal punto di vista essenziale la realtà storica salvifica è forma, la realtà storica profana è materia di tale forma; la realtà storica salvifica ha la funzione di trasferire la sua forma, la sua impronta, organica viva sintetica che porta con se il principio altruico, alla realtà storica profana. 


La realtà storica profana non viene quindi sacralizzata, non viene assorbita o inclusa nella realtà storica religiosa, ma rimane da essa distinta, dato che è la realtà in cui Dio è garante della verità dell'essere lasciando però all'uomo il compito e la responsabilità di costruirlo.

Le due realtà storiche dal punto di vista esistenziale rimangono distinte, anche se, condividendo la stessa forma, in un certo senso fanno la stessa strada. 


Se la forma della realtà storica profana corrisponderà nella sua razionalità alla forma della realtà storica salvifica, la persona vivrà anche nel profano gli stessi principi che vive nel religioso, ponendo fine alla sua attuale schizofrenia.


Dal punto di vista profano la scelta dinontorganica rimane una scelta religiosa, che non è una scelta di fede in senso sacrale, ma una scelta di fede in quell' assoluto, riconducibile al divino, che è il dover essere reciproco della persona e della realtà storica profana in funzione della Vita.


Si riconosce cioè con la ragione che la Realtà storica e l'intera vita umana non si è data da sè l'esistenza ma che ha ricevuto l'atto di essere da una  realtà viva necessariamente Sovrannaturale in grado di darglielo e che la precede. Se non si accetta prima con la ragione e poi con la vita concreta il Dio garante del dover essere  della società, cioè l' Assoluto Teo-spiritualista, interviene fatalmente la garanzia del falso assoluto Ateo-materialista. 


Cristo, realtà storica, persona

Il compimento di ogni sintesi, la sintesi cosmica, dunque, è Cristo. “Tutte le cose furono create per mezzo di Lui”, “per ricapitolare in Lui tutte le cose” “quelle del cielo e quelle della terra”.

E’ sintesi in due formalità distinte, la formalità salvifica, religiosa, e la formalità ontica, profana.

Per volontà di Dio all’uomo è proposto questo stesso compito di sintetizzare in Lui tutte le cose, di portare tutte le cose alla loro ed alla Sua pienezza. Ma lo può fare non in quanto persona, ma in quanto persona partecipe della vita di Dio, liberamente in sintesi alla Chiesa, persona-cellula del Corpo Mistico di Cristo, e dello stesso Christus Totus.


La persona ha sempre a disposizione la sua possibilità di dire di si o di no, di partecipare o di non partecipare alla sintesi, alla ricapitolazione, in modo potenzialmente indipendente per le due formalità: partecipe al Corpo Mistico, realtà storica religiosa; partecipe alla realtà storica dinontorganica, secondo il dover essere posto da Dio Creatore.

Ma la persona sarà una in se stessa, con il suo posto, con il suo mondo, solo se parteciperà alle due realtà storiche fatte entrambe secondo il loro vero dover essere.




Piergiorgio Roggero e Luca Cipriani per Nuova Costruttività

Share by: