Parlare della famiglia, dopo il XIII Congresso mondiale delle famiglie, di Verona – fr R. Lufrani

Pope Francis visits families of typhoon Yolanda victims in one of the areas in Palo, Leyte Saturday, January 17, 2015. (Photo by Benhur Arcayan/Malacanang Photo Bureau)

Dal 29 al 31 marzo 2019, si è tenuto a Verona il XIII Congresso mondiale delle famiglie, caratterizzato da molte polemiche.

Un congresso controverso per molti aspetti e purtroppo spesso politicizzato in un senso o nell’altro.

Partendo dall’interessante articolo di Luca Cipriani “Qual è la società tale è la famiglia”, pubblicato sul sito di Nuova Costruttività,  vi sottopongo qualche riflessione sul modo di interagire con chi non la pensa come noi, non solo i non credenti anti-cattolici, ma anche i cattolici che non hanno avuto la grazia di studiare Demaria e che sono confusi e manipolati! 

Medioevo: buono o cattivo? Dipende!

Una delle ricorrenti accuse mosse a Continua a leggere

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Quale è la società tale è la famiglia – di L. Cipriani

Qual è lo scopo della società? Che tipo di società vogliamo costruire? Perché dovrei spendermi per questo?

In funzione della risposta che daremo a queste tre domande avremo anche il relativo tipo di famiglia.

Oggi non è più la famiglia che costruisce la società ma la società che costruisce la famiglia.

Se la società in cui viviamo è un organismo (organismo dinamico s’intende) allora ogni struttura al suo interno sarà più o meno funzionale alla vita dell’organismo.

Nel mondo dinamico non c’è spazio per le azioni neutre, non c’è spazio per  Continua a leggere

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L’impresa organico-dinamica 1 – Tommaso Demaria

 

Il filosofo don Tommaso Demaria 1908-1996

Prefazione di Luca Cipriani

Le imprese, le aziende, le organizzazioni sono paragonabili a degli organismi viventi.

Non nel senso che siano esattamente come gli esseri viventi della natura ma nel senso che come questi anche le imprese hanno un loro principio vitale capace di farle vivere e agire a titolo proprio nello spazio e nel tempo a prescindere dagli individui.

A prescindere dagli individui ma non dalle persone ovviamente, cioè tanto per intenderci: l’ impresa FCA continua a vivere anche se Marchionne è morto.

Le imprese a differenza degli animali non sono sostanziali e nel tempo possono modificare la propria essenza e trasformarsi anche in qualcosa di molto diverso da ciò che erano all’inizio: prima producevo maglioni ora produco autostrade. Continua a leggere

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Utopia, retropia, protopia: costruire la civiltà dell’amore – di Fr. Riccardo Lufrani

Fr. Riccardo Lufrani durante la relazione.

Costruire la civiltà dell’amore è non solo possibile ma anche necessario, se l’umanità vuole avere un futuro.

Secondo Fr. riccardo Lufrani Priore del Convento S. Maria sopra Minerva (Roma), la realtà storica porta in sé alcune leggi oggettive che il “filosofo” don Tommaso Demaria ha scoperto e teorizzato.

La via per una società alternativa alle società atee e materialistiche è indicata: la civiltà dell’amore è già in costruzione, occorre proseguire con più coraggio.

Leggi il testo completo di fr. Riccardo:

https://www.dominicanes.it/predicazione/meditazioni/1381-utopia-retrotopia-protopia-costruire-la-civilta-dell-amore.html

 

 

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Dal Joint Proiect alle tecnoscienze

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Dalla rivoluzione industriale al transumanesimo – fr. Riccardo Lufrani

Dalla rivoluzione industriale al Transumanesimo

A febbraio di quest’anno Fr. Riccardo Lufrani (*) ha ben esposto il passaggio dal mondo statico al mondo dinamico in una lezione presso la LUMSA di Roma.

La lezione è stata tenuta all’interno del corso di Teologia Morale con lo scopo di spiegare l’importanza essenziale della rivoluzione industriale per comprendere meglio anche le implicazioni morali del Transumanesimo e dell’intelligenza artificiale.

Il testo che ha ispirato questa lezione è il volumetto di don Tommaso Demaria “Rivoluzione industriale e cristianesimo” in cui il filosofo piemontese spiega come la rivoluzione industriale sia uno spartiacque decisivo per comprendere la differenza ontologica fra il mondo statico e il mondo dinamico; da qui Lufrani è partito per impostare il suo discorso.

Questo è il link alla lezione che si intitola “Theology in specific therm”: https://sway.com/fAPJBlrXyARLBlt9?ref=Link&loc=play

Il testo in inglese è molto scorrevole ma appena possibile daremo anche la versione in italiano.

(*) Fr. Riccardo Lufrani è Priore del convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva in Roma e docente presso la LUMSA

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Pensare il rapporto tra storia e società

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Competizione economica e ambiente umano – di Piergiorgio Roggero

Tra i funzionari economici della Comunità Economica Europea, mi ha svelato l’amico Dino Gerardi, la risposta ai tentativi di mettere in discussione la dinamica della competizione economica ha un nomignolo, “TINA”. E’ l’acronimo di “There Is No Alternative”, non c’è nessuna alternativa.

Nell’economia concreta la competizione è un principio economico che, salvo alcune esperienze d’avanguardia, nessuno oggi, né di destra né di sinistra, mette in discussione.

Tutti i governi e gli organismi economici si sforzano di promuovere la competitività della propria economia, tutti gli imprenditori sono costantemente impegnati nel rendere competitiva la propria azienda.

I manager di successo la usano come paradigma, sia internamente sia esternamente alle aziende: “La competizione è molto motivante e coinvolgente e spinge a dare il massimo”, dicono.

Tuttavia la competizione tra aziende della dinamica capitalista è ben diversa da quella di una partita di calcio tra amici, che può finire con una tavolata insieme o con l’augurio di rivedersi la prossima volta.

Se il senso della competizione amichevole è il saggiare e migliorare reciprocamente i propri limiti, viceversa, la competizione di mercato così come è oggi è un contrasto disinvoltamente mortale.

L’azienda che perde muore, e la sua morte è accompagnata da tragedie personali e familiari reali e da complesse conseguenze sul tessuto economico e sociale circostante.

In effetti già da tempo questa dinamica della competizione viene criticata da voci assai rilevanti.

Tra esse la Chiesa ne denuncia pesanti limiti:“nel Vangelo non ve n’è traccia”, dice, e oggi papa Francesco parla esplicitamente di “economia che uccide”.

E’ pur vero che il mondo economico non è fatto di sola competizione, ma attualmente essa appare il meccanismo dominante.

I sostenitori della competizione economica però insistono e la associano allo straordinario progresso tecnico ed economico del mondo occidentale degli ultimi due secoli e la giustificano come la causa più potente di miglioramento economico, l’unica efficace.

Se siamo al punto di benessere, almeno materiale, in cui siamo, dicono, è merito della competizione.

E’ vero che il mondo occidentale ha raggiunto livelli di benessere come mai nella storia, ma della sua sostenibilità si comincia a dubitare.

I mercati progressivamente maturano ed il sogno di crescita illimitata che ha caratterizzato il secolo scorso appare sempre più frusto e meno credibile.

L’ebbrezza della crescita, dobbiamo riconoscerlo, è finita.

E di fronte alle ripetute crisi economiche, sempre più difficili da governare, al problema del clima, al sempre più ampio dislivello economico e culturale, comincia a sorgere il dubbio che la famosa “mano invisibile” di Adam Smith, che dovrebbe ridistribuire più o meno equilibratamente risorse e lavoro, in realtà non funzioni come sperato.

Chi se ne è occupato fino ad ora ha affrontato il tema a livello morale o tecnico economico.

Il tema tuttavia sembra più profondo, e riguardare il piano della struttura delle dinamiche che costruiscono incessantemente il mondo umano.

Questo settore della realtà, quello delle dinamiche che costruiscono il mondo umano, è indagato dalla Metafisica Realistica Dinamica.

Come si pone la dinamica della competizione rispetto alla necessità di organicità, di armonia, di inclusività, di progressività, di sostenibilità del mondo umano?

La Metafisica Realistica Dinamica pone la domanda e dà la sua analisi e la sua risposta.

Qualunque realtà composita umana, che sia una famiglia, una squadra di calcio, una azienda o uno stato, per sussistere e raggiungere il proprio scopo deve aver cura simultaneamente della propria coesione complessiva, del benessere delle parti che la compongono e della interazione reciprocamente positiva con l’ambiente che la ospita.

La composizione di queste dinamiche, apparentemente sconnesse tra di loro, si fonda su un principio base, che è la loro tensione estroversa. Ogni realtà si prende cura di ciò che la compone e di ciò di cui fa parte.

La competizione economica attuale, secondo la Metafisica Realistica Dinamica, risponde invece ad una tensione autocentrica, che strumentalizza in funzione di sé stessa l’ambiente circostante e le proprie stesse parti.

I fatti sembrano confermare questa analisi e gli effetti della competizione come fattore disgregante appaiono nella loro evidenza.

Le sue manifestazioni sono riassumibili nella a predazione sistematica e totale di tutto ciò che non è difeso accanitamente: il terzo mondo, l’ambiente naturale, il tempo personale e familiare, la sicurezza del lavoro e l’identità stessa della persona umana.

Si scopre che il sistema economico è andato avanti e continua ad andare avanti consumando l’ambiente e generando rifiuti, non solo materiali, ma anche sociali: le parti “consumate” o non più convenienti vengono “disperse nell’ambiente”, con i licenziamenti o il taglio dei rami secchi, e se l’ambiente circostante non è più convenientemente tollerante, si “delocalizza”.

A questo punto l’obiezione dei liberisti e la domanda dei volonterosi diviene la medesima: con cosa la sostituiamo? Quale altra dinamica ha un simile potere di autoregolazione ed una simile spinta al miglioramento?

La Metafisica Realistica Dinamica una risposta la dà e la chiama sinteticamente Principio Altruico.

Di questo parleremo nelle note successive.

 

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La competitività è necessaria allo sviluppo socioeconomico?

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Meglio autonomia o centralismo? di Luca Cipriani

 

Meglio AUTONOMIA o CENTRALISMO?

Dal punto di vista metafisico non c’è una risposta unica perché l’autonomia o il centralismo sono modelli di società all’interno di un tipo di società.

Tuttavia la prospettiva organico-dinamico privilegia l’autonomia coordinata dei popoli cioè la diffusività del potere, la partecipazione e la responsabilità dei popoli in sintesi
com-unitaria organica e solidale.

Il modello di società deve agganciarsi al giusto tipo

Autonomia vs centralismo

Come sempre si tratta di costruire progressivamente e perciò l’autonomia deve maturare all’interno delle società, anzi deve essere costruita.

Insieme all’autonomia, il cui fondamento essenzale è la sussidiarietà, deve maturare anche la solidarietà, perché una società autonoma chiusa in sé stessa finisce per suicidarsi.

E’ economicamente e socialmente distruttivo nel lungo periodo non curarsi del bisogno dei vicini.

La chiave di tutto il discorso però non è nel MODELLO di società ma nel TIPO di società cioè nell’anima culturale che forma la società.

Se la società è culturalmente LAICISTA e ATEO-MATERIALISTA come avviene nel capitalismo e nel marxismo poco cambia nel modello: sia il centralismo che l’autonomia non risolvono il problema e da schiavo di Roma rischi solo di diventare schiavo di Venezia o di Milano.

Vale sempre la pena di ribadire che la critica al capitalismo non è la critica all’economia di mercato. Il capitalismo è una deformazione dell’economia di mercato o meglio è l’economia di mercato lasciata in balia dei propri istinti ( come un bambino che non riceve un’educazione).

La chiave del discorso socio-politico dunque è comprendere la differenza fra TIPO di società e MODELLO di società in modo da progettare modelli che siano conformi al giusto tipo.

In che cosa consiste il GIUSTO TIPO di società dal punto di vista essenziale?

Alla prossima

(Luca Cipriani)

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