Pensare il rapporto tra storia e società

Condividi:

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Competizione economica e ambiente umano – di Piergiorgio Roggero

Tra i funzionari economici della Comunità Economica Europea, mi ha svelato l’amico Dino Gerardi, la risposta ai tentativi di mettere in discussione la dinamica della competizione economica ha un nomignolo, “TINA”. E’ l’acronimo di “There Is No Alternative”, non c’è nessuna alternativa.

Nell’economia concreta la competizione è un principio economico che, salvo alcune esperienze d’avanguardia, nessuno oggi, né di destra né di sinistra, mette in discussione.

Tutti i governi e gli organismi economici si sforzano di promuovere la competitività della propria economia, tutti gli imprenditori sono costantemente impegnati nel rendere competitiva la propria azienda.

I manager di successo la usano come paradigma, sia internamente sia esternamente alle aziende: “La competizione è molto motivante e coinvolgente e spinge a dare il massimo”, dicono.

Tuttavia la competizione tra aziende della dinamica capitalista è ben diversa da quella di una partita di calcio tra amici, che può finire con una tavolata insieme o con l’augurio di rivedersi la prossima volta.

Se il senso della competizione amichevole è il saggiare e migliorare reciprocamente i propri limiti, viceversa, la competizione di mercato così come è oggi è un contrasto disinvoltamente mortale.

L’azienda che perde muore, e la sua morte è accompagnata da tragedie personali e familiari reali e da complesse conseguenze sul tessuto economico e sociale circostante.

In effetti già da tempo questa dinamica della competizione viene criticata da voci assai rilevanti.

Tra esse la Chiesa ne denuncia pesanti limiti:“nel Vangelo non ve n’è traccia”, dice, e oggi papa Francesco parla esplicitamente di “economia che uccide”.

E’ pur vero che il mondo economico non è fatto di sola competizione, ma attualmente essa appare il meccanismo dominante.

I sostenitori della competizione economica però insistono e la associano allo straordinario progresso tecnico ed economico del mondo occidentale degli ultimi due secoli e la giustificano come la causa più potente di miglioramento economico, l’unica efficace.

Se siamo al punto di benessere, almeno materiale, in cui siamo, dicono, è merito della competizione.

E’ vero che il mondo occidentale ha raggiunto livelli di benessere come mai nella storia, ma della sua sostenibilità si comincia a dubitare.

I mercati progressivamente maturano ed il sogno di crescita illimitata che ha caratterizzato il secolo scorso appare sempre più frusto e meno credibile.

L’ebbrezza della crescita, dobbiamo riconoscerlo, è finita.

E di fronte alle ripetute crisi economiche, sempre più difficili da governare, al problema del clima, al sempre più ampio dislivello economico e culturale, comincia a sorgere il dubbio che la famosa “mano invisibile” di Adam Smith, che dovrebbe ridistribuire più o meno equilibratamente risorse e lavoro, in realtà non funzioni come sperato.

Chi se ne è occupato fino ad ora ha affrontato il tema a livello morale o tecnico economico.

Il tema tuttavia sembra più profondo, e riguardare il piano della struttura delle dinamiche che costruiscono incessantemente il mondo umano.

Questo settore della realtà, quello delle dinamiche che costruiscono il mondo umano, è indagato dalla Metafisica Realistica Dinamica.

Come si pone la dinamica della competizione rispetto alla necessità di organicità, di armonia, di inclusività, di progressività, di sostenibilità del mondo umano?

La Metafisica Realistica Dinamica pone la domanda e dà la sua analisi e la sua risposta.

Qualunque realtà composita umana, che sia una famiglia, una squadra di calcio, una azienda o uno stato, per sussistere e raggiungere il proprio scopo deve aver cura simultaneamente della propria coesione complessiva, del benessere delle parti che la compongono e della interazione reciprocamente positiva con l’ambiente che la ospita.

La composizione di queste dinamiche, apparentemente sconnesse tra di loro, si fonda su un principio base, che è la loro tensione estroversa. Ogni realtà si prende cura di ciò che la compone e di ciò di cui fa parte.

La competizione economica attuale, secondo la Metafisica Realistica Dinamica, risponde invece ad una tensione autocentrica, che strumentalizza in funzione di sé stessa l’ambiente circostante e le proprie stesse parti.

I fatti sembrano confermare questa analisi e gli effetti della competizione come fattore disgregante appaiono nella loro evidenza.

Le sue manifestazioni sono riassumibili nella a predazione sistematica e totale di tutto ciò che non è difeso accanitamente: il terzo mondo, l’ambiente naturale, il tempo personale e familiare, la sicurezza del lavoro e l’identità stessa della persona umana.

Si scopre che il sistema economico è andato avanti e continua ad andare avanti consumando l’ambiente e generando rifiuti, non solo materiali, ma anche sociali: le parti “consumate” o non più convenienti vengono “disperse nell’ambiente”, con i licenziamenti o il taglio dei rami secchi, e se l’ambiente circostante non è più convenientemente tollerante, si “delocalizza”.

A questo punto l’obiezione dei liberisti e la domanda dei volonterosi diviene la medesima: con cosa la sostituiamo? Quale altra dinamica ha un simile potere di autoregolazione ed una simile spinta al miglioramento?

La Metafisica Realistica Dinamica una risposta la dà e la chiama sinteticamente Principio Altruico.

Di questo parleremo nelle note successive.

 

Condividi:

Pubblicato in Economia, Metafisica | Contrassegnato , | 3 commenti

La competitività è necessaria allo sviluppo socioeconomico?

Condividi:

Pubblicato in Economia, Eventi, Metafisica, Politica | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Meglio autonomia o centralismo? di Luca Cipriani

 

Meglio AUTONOMIA o CENTRALISMO?

Dal punto di vista metafisico non c’è una risposta unica perché l’autonomia o il centralismo sono modelli di società all’interno di un tipo di società.

Tuttavia la prospettiva organico-dinamico privilegia l’autonomia coordinata dei popoli cioè la diffusività del potere, la partecipazione e la responsabilità dei popoli in sintesi
com-unitaria organica e solidale.

Il modello di società deve agganciarsi al giusto tipo

Autonomia vs centralismo

Come sempre si tratta di costruire progressivamente e perciò l’autonomia deve maturare all’interno delle società, anzi deve essere costruita.

Insieme all’autonomia, il cui fondamento essenzale è la sussidiarietà, deve maturare anche la solidarietà, perché una società autonoma chiusa in sé stessa finisce per suicidarsi.

E’ economicamente e socialmente distruttivo nel lungo periodo non curarsi del bisogno dei vicini.

La chiave di tutto il discorso però non è nel MODELLO di società ma nel TIPO di società cioè nell’anima culturale che forma la società.

Se la società è culturalmente LAICISTA e ATEO-MATERIALISTA come avviene nel capitalismo e nel marxismo poco cambia nel modello: sia il centralismo che l’autonomia non risolvono il problema e da schiavo di Roma rischi solo di diventare schiavo di Venezia o di Milano.

Vale sempre la pena di ribadire che la critica al capitalismo non è la critica all’economia di mercato. Il capitalismo è una deformazione dell’economia di mercato o meglio è l’economia di mercato lasciata in balia dei propri istinti ( come un bambino che non riceve un’educazione).

La chiave del discorso socio-politico dunque è comprendere la differenza fra TIPO di società e MODELLO di società in modo da progettare modelli che siano conformi al giusto tipo.

In che cosa consiste il GIUSTO TIPO di società dal punto di vista essenziale?

Alla prossima

(Luca Cipriani)

Condividi:

Pubblicato in Metafisica, Politica | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

La competitività è necessaria allo sviluppo socio-economico?

La COMPETITIVITA’ è davvero necessaria al miglioramento socio-economico?

  • Quali sono i suoi fattori negativi e quali quelli positivi?
  • La competitività nelle relazioni economiche e politiche che tipo di società costruisce?
  • Sono ipotizzabili alternative valide?

Questi sono alcuni temi che verranno trattati al 4° seminario di studio:Pensare il rapporto tra storia e società – il contributo del pensiero organico-dinamico di Tommaso Demaria“.

15-18 Novembre presso la Pontificia Università Salesiana a Roma.

Condividi:

Pubblicato in Economia, Eventi, Metafisica | Lascia un commento

Fr. Riccardo Lufrani e la conoscenza per costruire – di Luca Cipriani

Questo blog è letto anche da persone che non hanno molta familiarità con la filosofia…. è normale e anche giusto; eppure la filosofia che ci piaccia o meno condiziona la coscienza di ogni persona anche di quelle che non si occupano di filosofia.

Non solo condiziona le coscienze ma condiziona anche la realtà storica, la politica, l’economia, la sociologia e via di questo passo.

L’economia e la politica occidentale di oggi infatti scaturiscono anche dalle filosofie laiciste che le hanno formate.

Non conta avere la laurea per capire di filosofia o essere colti, ciò che conta soprattutto è avere e mantenere uno sguardo realistico e oggettivo sulla realtà e come un bambino, che per natura è il miglior filosofo realista che possa esistere, porsi sempre queste due domande: cos’è questo? Perché questo?

PERCHè allora  è necessario avere qualche conoscenza filosofica?

La risposta è semplice: PER NON ESSERE MANIPOLATI e PER COSTRUIRE BENE.

La CONOSCENZA ci aiuta a non farci manipolare dalla cultura relativista dominante e a costruire bene il futuro nostro e dei nostri figli.

Per questa ragione ti invito a leggere questo bel contributo di Fr. Riccardo Lufrani, priore domenicano del Convento di S. Maria sopra Minerva, che ha tracciato anche un bel profilo della FILOSOFIA ORGANICO-DINAMICA.

E’ una lettura scorrevole e nello stesso tempo profonda:

https://sway.com/fNdZgKt9vGuOw6co?ref=Link&loc=play

Condividi:

Pubblicato in Filosofia, Metafisica | Contrassegnato , , | 2 commenti

Tommaso Demaria e la metafisica realistico-dinamica – di Alessandro Cortese

Giornata di studio – Zelarino 7 maggio 2017

Tommaso Demaria e la metafisica realistico-dinamica

di Alessandro Cortese

In questo intervento vorrei presentare – in modo inevitabilmente schematico – il pensiero del filosofo salesiano Tommaso Demaria (1908-1996), un autore non molto conosciuto nel panorama filosofico italiano. Nato in provincia di Cuneo, dedicò la sua vita all’insegnamento presso la Pontificia Università Salesiana e la sua sede di Torino, dove morì nel 1996.

Uomo di profonda fede, accanto all’insegnamento egli elaborò una visione filosofica originale (già rintracciabile a partire dagli anni ’40) e contenuta soprattutto in tre libri, che costituiscono la Trilogia del Realismo Dinamico, stampati attorno alla metà degli anni ’70. Attualmente ci sono alcuni gruppi di discepoli che studiano il suo pensiero, avendone riscontrata la fecondità non solo in ambito filosofico, ma anche in campi che spaziano dalla economia alla pastorale e all’educazione.

Tali gruppi si trovano a Roma (Università Pontificia Salesiana), a Verona (Ass. Nuova Costruttività, la quale ha avviato un progetto di ricerca con l’Università riguardante il tema della responsabilità sociale d’impresa), a Padova, in Puglia, in Inghilterra presso l’Università Beckett di Leeds.

In estrema sintesi la riflessione di Demaria può essere definita come un tentativo di allargare il tomismo, corrente nella quale egli si era formato, alla considerazione della storia e della società. Egli riteneva che la storia potesse essere compresa in profondità solo dotandosi di categorie ontologiche nuove, che andassero ad integrare l’ontologia tomista, che rimane sempre valida, in modo da formare una metafisica integrale.

La storia non deve essere letta semplicemente come la somma delle azioni individuali degli uomini, che si succedono nel tempo, ma come realtà storica, ossia come un tipo di realtà che ha sicuramente nelle azioni dei singoli il suo principio generativo ultimo, ma possiede pure una propria autonomia ontologica.

L’interazione sociale delle persone, infatti, genera una realtà ulteriore di secondo grado, la storia, che, in una certa misura, acquista una sua indipendenza rispetto alle azioni dei soggetti che la generano, e anche una indipendenza assiologica nei confronti delle intenzioni degli stessi. L’espressione realtà storica, con il termine realtà, doveva dare, nelle intenzioni di Demaria, il senso che ci troviamo a che fare realmente con qualcosa di nuovo sul piano dell’essere. Di fronte a questa scoperta, si rendevano necessarie anche categorie nuove.

La principale fu quella di ente dinamico, che riprende approfondendolo il concetto di realtà storica. L’ente dinamico è un tipo di ente la cui essenza, dice Demaria, non è già data, ma si fa nel tempo e nello spazio.

A differenza degli enti sostanziali, chiamata statici la cui essenza è già data compiuta fin dal primo istante e non varia, quello dinamico, al contrario, possiede un’essenza di divenire. Esso è formato dagli enti di statici, o di primo grado (vale a dire persone e dalle cose che le persone usano), e dalla loro articolazione sociale, ma possiede una sua “quasi soggettività”. Demaria faceva spesso l’esempio della casa in costruzione, l’essenza della quale non è già data fin dall’inizio, ma si fa nel tempo e nello spazio per opera dell’azione congiunta delle persone.

Secondo il nostro autore, se non si teorizza l’esistenza di questo ente, si è privi della possibilità di cogliere il tratto specifico dell’epoca moderna, intendendo il periodo che nasce con la rivoluzione industriale. Infatti da quel momento, l’enorme sviluppo della scienza, della tecnologia e dell’industria ha dato vita a un tipo di società caratterizzata dall’azione degli enti dinamici, ossia da strutture socio-economiche, la cui autonomia ontologica dalle azioni degli individui che le generano è particolarmente grande e ideologicamente connotata.

Non che prima non ci fossero strutture, ma non avevano ancora quella vistosità e diffusione globale che hanno acquisito successivamente. Questo nuovo tipo di società è chiamata da lui dinamico-secolare, per distinguerla dal tipo di società preindustriale chiamata statico-sacrale.

Questo passaggio fu una vera “divisione ontologica della storia”, la cui portata è tale per cui siamo passati da un mondo contadino e artigianale, che aveva una cultura segnata in modo forte dalla dimensione religiosa, a una civiltà della macchine, in cui è apparsa sulla scena l’azienda industriale, un tipo esemplare di ente dinamico, i cui membri sono parte di un dinamismo unitario. Essa ha avuto una portata storica, perché ha impresso un ritmo intensissimo al divenire dell’umanità, in quanto la sua natura consiste in una “tendenza incomprimibile all’unificazione spazio-temporale del mondo, attraverso il divenire attivistico illimitato impresso alla tecnica, all’economia, alla vita sociale, al mondo intero”.

Questo passaggio storico epocale è definitivo, e deve essere accettato senza sterili nostalgie, del resto anche il Concilio ha detto che le realtà terrene possiedono una loro autonomia. Dobbiamo accettare la sfida la società dinamica ci pone. Demaria ci invita a leggere in modo filosofico, meglio ontologico, questi cambiamenti e a non limitarci ad un loro descrizione solo sociologica, per quanto importante.

Viviamo secondo Demaria in un’epoca in cui il peso della persona e delle sue intenzioni deve essere relativizzato a causa della forza assunta dalla realtà storica, ossia delle strutture che condizionano la vita delle persone da molti punti di vista. La persona, soprattutto nella nostra epoca, è sempre storicizzata, ossia è immersa nella realtà storica, in questo tessuto sociale che la condiziona da svariati punti di vista, partecipandoci degli habitus collettivi.

Non è mai pura, come se si potesse togliersi di dosso miracolosamente il vestito sociale che indossiamo. Possiamo chiamare questo mondo anche mondo della prassi ideologica (o ideoprassi).

Prassi perché il nostro è un mondo in costruzione, dato che l’ente dinamico non è, ma si fa. Le strutture sociali, che vuol dire culturali, economiche, politiche ecc., non sono statiche, ferme, ma divengono acquistando sempre più forza, ossia pervasività. Di più, possiamo dire che lo sviluppo della tecnica ha incrementato “l’inerzia ideologica” delle strutture, cioè la loro autonomia, tendenzialmente sempre più forte, rispetto alle intenzionalità di fondo delle azioni singole.

Ideologica, perché non sono mai eticamente neutre, ma sempre connotate da un punto di vista valoriale. In altri termini, il mondo in cui viviamo essendo un mondo in continua costruzione reclama una forma o un assoluto di riferimento che indichi la direzione. Ma questa direzione non è più fornita, come accadeva prima della rivoluzione industriale, direttamente dalla religione, ma dalla ideologia, che è “l’anima della prassi”.

Per Demaria esiste una religiosità sociale che è lo specifico problema della nostra epoca storica, che è essenzialmente ideologica. Il problema non è, dunque, se la nostra società sia religiosa o meno, ma come vuole esserlo. Se cioè vuole costruire un mondo secondo l’assoluto vero, trascendente, (teo-spiritualista come lo definisce Demaria), che è quello di cui parla la metafisica tomista, e in generale cristiana, oppure secondo un assoluto falso, un pseudo assoluto, ossia di una visione del mondo materialistica e naturalistica, che per questo è contro l’uomo e la sua dignità. Tertium non datur.

Tanto il capitalismo quanto il comunismo sono varianti del secondo assoluto, sono come due sorelle, dice Demaria, perché hanno nelle vene lo stesso sangue: l’immanentismo.

Esistono allora tre tipi di società, alternativi fra loro:

  1. quello laicista liberal-capitalista
  2. quello marxista social-comunista
  3. quello che lui definisce organico-dinamico.

In questi tre tipi di società non è in gioco solo un modo di concepire l’economia, ma un’intera visione del mondo e del senso della persona in esso. E quando tale visione si fa prassi, diventa ideologia, e costruisce a sua misura la società. Storia significa società che si sta costruendo in un certo modo.

Finora il processo costruttivo, che è permanente, cominciato dalla rivoluzione industriale è stato cavalcato dalle ideologie marxista (ora superata) e da quella capitalista. Occorre impegnarsi per teorizzare, avviare e potenziare un modello di sviluppo integrale, come dice il titolo del convegno, cioè conformi al bene intero dell’uomo, da solo e in società.

(prof.  Alessandro Cortese)

Condividi:

Pubblicato in Dottrina Sociale della Chiesa, Metafisica, Società | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Un modello di sviluppo cristiano per una ecologia integrale

Il nostro prof. A. Cortese terrà una relazione a questo interessante convegno.

Condividi:

Pubblicato in Economia, Eventi, Metafisica | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Scritti Teologici Inediti

Nuova Costruttività si occupa di economia attraverso la metafisica.

Ogni metafisica (anche quella capitalista e marxista) ha una radice teologica o ateologica.

La nostra metafisica ha una matrice teologica, ecco la ragione di questa pubblicazione.

 

 

In occasione del ventennale dalla morte del nostro Tommaso Demaria l’ass. Nuova Costruttività ha promosso in collaborazione con le Facoltà di Filosofia e di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana la pubblicazione di questo nuovo volume che raccoglie alcuni saggi inediti dell’autore.

Questo volume è arricchito ulteriormente dalla prefazione di mons. Lorenzo Leuzzi, Vescovo Ausiliare di Roma e dalla postfazione del saggista e giornalista Stefano Fontana, direttore dell’ Osservatorio ” cardinale Van Thuan”.

Condividi:

Pubblicato in Dottrina Sociale della Chiesa, Economia, Metafisica, Teologia | Contrassegnato , , , | 1 commento

Una sfida inedita. La rivoluzione transumanista.

20-03-2017 – di Diego Marchiori

Premessa

L’Appello politico agli italiani: Un Paese smarrito e la speranza di un popolo offre già una serie di spunti di discussione sulle sfide in atto come libertà di educazione, sussidiarietà applicata, famiglia e politiche per la vita, riforme istituzionali, politiche per il lavoro, immigrazione. Ma con questa appendice vorrei aggiungere un tema che nei prossimi mesi/anni sarà sempre più dominante – lo è già ma non ce ne siamo pienamente accorti –  dal momento che riguarderà uno stravolgimento totale delle nostre vite, più di quanto non lo sia stato finora: la rivoluzione informatica degli anni ’70 si è evoluta nella rivoluzione robotica, ovvero nella 4^ rivoluzione industriale la quale propone sfide inedite per l’umanità. Ritengo che questo argomento, pur impopolare, dovrebbe entrare con priorità nell’agenda politico – elettorale di chi si presenterà alle prossime elezioni. Continua a leggere

Condividi:

Pubblicato in Economia, Società | Contrassegnato , | Lascia un commento