Tommaso Demaria e la metafisica realistico-dinamica – di Alessandro Cortese

Giornata di studio – Zelarino 7 maggio 2017

Tommaso Demaria e la metafisica realistico-dinamica

di Alessandro Cortese

In questo intervento vorrei presentare – in modo inevitabilmente schematico – il pensiero del filosofo salesiano Tommaso Demaria (1908-1996), un autore non molto conosciuto nel panorama filosofico italiano. Nato in provincia di Cuneo, dedicò la sua vita all’insegnamento presso la Pontificia Università Salesiana e la sua sede di Torino, dove morì nel 1996.

Uomo di profonda fede, accanto all’insegnamento egli elaborò una visione filosofica originale (già rintracciabile a partire dagli anni ’40) e contenuta soprattutto in tre libri, che costituiscono la Trilogia del Realismo Dinamico, stampati attorno alla metà degli anni ’70. Attualmente ci sono alcuni gruppi di discepoli che studiano il suo pensiero, avendone riscontrata la fecondità non solo in ambito filosofico, ma anche in campi che spaziano dalla economia alla pastorale e all’educazione.

Tali gruppi si trovano a Roma (Università Pontificia Salesiana), a Verona (Ass. Nuova Costruttività, la quale ha avviato un progetto di ricerca con l’Università riguardante il tema della responsabilità sociale d’impresa), a Padova, in Puglia, in Inghilterra presso l’Università Beckett di Leeds.

In estrema sintesi la riflessione di Demaria può essere definita come un tentativo di allargare il tomismo, corrente nella quale egli si era formato, alla considerazione della storia e della società. Egli riteneva che la storia potesse essere compresa in profondità solo dotandosi di categorie ontologiche nuove, che andassero ad integrare l’ontologia tomista, che rimane sempre valida, in modo da formare una metafisica integrale.

La storia non deve essere letta semplicemente come la somma delle azioni individuali degli uomini, che si succedono nel tempo, ma come realtà storica, ossia come un tipo di realtà che ha sicuramente nelle azioni dei singoli il suo principio generativo ultimo, ma possiede pure una propria autonomia ontologica.

L’interazione sociale delle persone, infatti, genera una realtà ulteriore di secondo grado, la storia, che, in una certa misura, acquista una sua indipendenza rispetto alle azioni dei soggetti che la generano, e anche una indipendenza assiologica nei confronti delle intenzioni degli stessi. L’espressione realtà storica, con il termine realtà, doveva dare, nelle intenzioni di Demaria, il senso che ci troviamo a che fare realmente con qualcosa di nuovo sul piano dell’essere. Di fronte a questa scoperta, si rendevano necessarie anche categorie nuove.

La principale fu quella di ente dinamico, che riprende approfondendolo il concetto di realtà storica. L’ente dinamico è un tipo di ente la cui essenza, dice Demaria, non è già data, ma si fa nel tempo e nello spazio.

A differenza degli enti sostanziali, chiamata statici la cui essenza è già data compiuta fin dal primo istante e non varia, quello dinamico, al contrario, possiede un’essenza di divenire. Esso è formato dagli enti di statici, o di primo grado (vale a dire persone e dalle cose che le persone usano), e dalla loro articolazione sociale, ma possiede una sua “quasi soggettività”. Demaria faceva spesso l’esempio della casa in costruzione, l’essenza della quale non è già data fin dall’inizio, ma si fa nel tempo e nello spazio per opera dell’azione congiunta delle persone.

Secondo il nostro autore, se non si teorizza l’esistenza di questo ente, si è privi della possibilità di cogliere il tratto specifico dell’epoca moderna, intendendo il periodo che nasce con la rivoluzione industriale. Infatti da quel momento, l’enorme sviluppo della scienza, della tecnologia e dell’industria ha dato vita a un tipo di società caratterizzata dall’azione degli enti dinamici, ossia da strutture socio-economiche, la cui autonomia ontologica dalle azioni degli individui che le generano è particolarmente grande e ideologicamente connotata.

Non che prima non ci fossero strutture, ma non avevano ancora quella vistosità e diffusione globale che hanno acquisito successivamente. Questo nuovo tipo di società è chiamata da lui dinamico-secolare, per distinguerla dal tipo di società preindustriale chiamata statico-sacrale.

Questo passaggio fu una vera “divisione ontologica della storia”, la cui portata è tale per cui siamo passati da un mondo contadino e artigianale, che aveva una cultura segnata in modo forte dalla dimensione religiosa, a una civiltà della macchine, in cui è apparsa sulla scena l’azienda industriale, un tipo esemplare di ente dinamico, i cui membri sono parte di un dinamismo unitario. Essa ha avuto una portata storica, perché ha impresso un ritmo intensissimo al divenire dell’umanità, in quanto la sua natura consiste in una “tendenza incomprimibile all’unificazione spazio-temporale del mondo, attraverso il divenire attivistico illimitato impresso alla tecnica, all’economia, alla vita sociale, al mondo intero”.

Questo passaggio storico epocale è definitivo, e deve essere accettato senza sterili nostalgie, del resto anche il Concilio ha detto che le realtà terrene possiedono una loro autonomia. Dobbiamo accettare la sfida la società dinamica ci pone. Demaria ci invita a leggere in modo filosofico, meglio ontologico, questi cambiamenti e a non limitarci ad un loro descrizione solo sociologica, per quanto importante.

Viviamo secondo Demaria in un’epoca in cui il peso della persona e delle sue intenzioni deve essere relativizzato a causa della forza assunta dalla realtà storica, ossia delle strutture che condizionano la vita delle persone da molti punti di vista. La persona, soprattutto nella nostra epoca, è sempre storicizzata, ossia è immersa nella realtà storica, in questo tessuto sociale che la condiziona da svariati punti di vista, partecipandoci degli habitus collettivi.

Non è mai pura, come se si potesse togliersi di dosso miracolosamente il vestito sociale che indossiamo. Possiamo chiamare questo mondo anche mondo della prassi ideologica (o ideoprassi).

Prassi perché il nostro è un mondo in costruzione, dato che l’ente dinamico non è, ma si fa. Le strutture sociali, che vuol dire culturali, economiche, politiche ecc., non sono statiche, ferme, ma divengono acquistando sempre più forza, ossia pervasività. Di più, possiamo dire che lo sviluppo della tecnica ha incrementato “l’inerzia ideologica” delle strutture, cioè la loro autonomia, tendenzialmente sempre più forte, rispetto alle intenzionalità di fondo delle azioni singole.

Ideologica, perché non sono mai eticamente neutre, ma sempre connotate da un punto di vista valoriale. In altri termini, il mondo in cui viviamo essendo un mondo in continua costruzione reclama una forma o un assoluto di riferimento che indichi la direzione. Ma questa direzione non è più fornita, come accadeva prima della rivoluzione industriale, direttamente dalla religione, ma dalla ideologia, che è “l’anima della prassi”.

Per Demaria esiste una religiosità sociale che è lo specifico problema della nostra epoca storica, che è essenzialmente ideologica. Il problema non è, dunque, se la nostra società sia religiosa o meno, ma come vuole esserlo. Se cioè vuole costruire un mondo secondo l’assoluto vero, trascendente, (teo-spiritualista come lo definisce Demaria), che è quello di cui parla la metafisica tomista, e in generale cristiana, oppure secondo un assoluto falso, un pseudo assoluto, ossia di una visione del mondo materialistica e naturalistica, che per questo è contro l’uomo e la sua dignità. Tertium non datur.

Tanto il capitalismo quanto il comunismo sono varianti del secondo assoluto, sono come due sorelle, dice Demaria, perché hanno nelle vene lo stesso sangue: l’immanentismo.

Esistono allora tre tipi di società, alternativi fra loro:

  1. quello laicista liberal-capitalista
  2. quello marxista social-comunista
  3. quello che lui definisce organico-dinamico.

In questi tre tipi di società non è in gioco solo un modo di concepire l’economia, ma un’intera visione del mondo e del senso della persona in esso. E quando tale visione si fa prassi, diventa ideologia, e costruisce a sua misura la società. Storia significa società che si sta costruendo in un certo modo.

Finora il processo costruttivo, che è permanente, cominciato dalla rivoluzione industriale è stato cavalcato dalle ideologie marxista (ora superata) e da quella capitalista. Occorre impegnarsi per teorizzare, avviare e potenziare un modello di sviluppo integrale, come dice il titolo del convegno, cioè conformi al bene intero dell’uomo, da solo e in società.

(prof.  Alessandro Cortese)

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