L’essenza della felicità – Roberto Roggero

L’essenza della felicitàOro Viviani2

La felicità è la realizzazione della propria natura di organismo dinamico.

Proprio in queste olimpiadi mi sono scoperto  davanti alla TV mentre tifavo appassionatamente Elisa Di Francisco  nel suo incontro  di fioretto con la tunisina Inès Boubakri .  Alla sua vittoria la soddisfazione mi ha invaso.

Perché? Mi sono fermato a pensare perché mai dovevo essere contento di una vittoria in un incontro di uno sport che non mi sarei mai sognato di praticare, per una persona che non conosco, in una categoria che non mi è propria? Non tifavo certo  una questione tecnica o di impegno: davanti a me c’erano due persone che ENTRAMBE avevano lavorato per quattro anni con quell’obbiettivo… l’una delusa l’altra felice, una italiana e l’altra no .

Perché ero felice? Metafisicamente intendo. Forse che la felicità sfugge alla metafisica e si genera in una parte dell’organismo totalmente caotica e irrazionale?
O invece ha un legame forte con l’organismo metafisico?

Ho ripreso in mano Aristotele,Aristotele

« E ciò che prima s’è detto s’accorda con ciò che ora diciamo: cioè quello che a ciascuno è proprio per natura è la cosa per lui migliore e più piacevole. E per l’uomo ciò è la vita conforme all’intelletto, se pur in ciò consiste soprattutto l’uomo. E questo modo di vita sarà dunque anche il più felice. » (Aristotele, Etica nicomachea, 1094a-1098a 1177a-1178a, Ed. Laterza [1]»

Aristotele  individua nella realizzazione della propria essenza la causa della felicità.

Aristotele non poteva andare più in là  nella sua correlazione perché l’essenza umana  percepita era quella “animal rationale” propria dell’ente di primo grado, ma nemmeno sarebbe stato possibile rispondere a questa domanda considerando la persona come “ rationalis naturae individua substantia[2].

Di fronte ad una essenza che trova la sua universalità nell’astrazione, la vera felicità può essere solo nell’astratto e  anche nel cristianesimo l’atto veramente felice può essere solo la morte.

Ma questa irrilevanza della felicità  terrena è incompatibile con il reale prima di essere incompatibile con l’Evangelii Gaudium. C’è  una potente gioia interiore che ci muove.

Integriamo perciò Aristotele utilizzando lo stesso principio scoperto dal   filosofo (realizzazione dell’essenza e felicità coincidono), ma applicato all’uomo considerato anche nella sua dimensione di organismo dinamico, ossia sintetica e concreta. La rationalis naturae individua substantia [3]  per il realismo dinamico è ESSENZIAMENTE   in costruzione come “realtà complessa, animata da un proprio principio vitale e quindi capace di vivere ed agire a titolo proprio autocostruendosi in modo coerente ed univoco nello spazio e nel tempo”.

La razionalità dell’uomo è la costruzione della propria essenza [4] .

Questa auto-costruzione [5] nell’essenza  dell’organismo dinamico dovrebbe essere la fonte della felicità dell’uomo che ne è materia, ma sarà vero?
Adaequatio intellectus et rei.

La felicità è grande quanto l’umanità di ogni tempo, ma per fortuna a noi non interessa sapere di tutta la felicità, ci interessa verificare se l’organismo dinamico produce felicità.

Per questo ci basta osservare

  1. se la felicità è o non è frutto dell’agire umano, e
  2. se è frutto dell’agire umano per la vita

Circa la prima osservazione non ci sono dubbi in nessuno.

La seconda invece pone problemi.

Sappiamo infatti che l’organismo dinamico unifica attraverso la sapienza della Vita ogni agire umano di ogni tempo. È facile scartare  tutte le sapienze dell’agire non in funzione della vita come lo è per esempio la “felicità chimica”  della droga, tuttavia il compito rimasto sarebbe ancora impossibile  da concludere se noi non conoscessimo l’assoluto sotto forma di razionalità interna oggettiva. Il ragionamento è questo, poiché ogni azione per la vita è prassi dinontorganica, e quindi contiene nella propria divenienza l’Assoluto,  mi basta osservare se nel reale la sapienza dinontorganica produce felicità.

Questo compito risulta possibile e sufficientemente breve.

Il dinamismo ontologico essenziale rende felici.

L’unificazione   della realtà complessa di persona e  umanità ci rende felici. Basta pensare che l’isolamento è la punizione dei carcerati…

L’unificazione dell’agire  nell’ente dinamico avviene a molti livelli. Ciascuna persona è anche umanità e si considera  come tale attraverso l’appartenenza a forme seconde che la rappresentano; per esempio, io sono italiano (ed Europeo) e ciò mi basta per tifare Di Francisca e questa unica appartenenza mi dà la possibilità di condividere la  felicità della sua realizzazione e la tristezza per la sua sconfitta. Essere unificati in una realtà complessa è la sorgente di fenomeni noti e descritti come empatia, simpatia,… . Sono l’origine dell’urlo dei tifosi, del 5 che si danno gli atleti …

Sono realtà complessa  di persona& umanità attraverso diverse forme seconde,  e la realizzazione di forme seconde ci rende felici. Realizzazione della famiglia, dell’azienda, realizzazione di… raggruppamento umano. Se ci pensiamo l’Olimpiade è  il simbolo dell’intera umanità che assegna le medaglie d’oro, mentre la persona/nazione   colei che desidera riceverle.  Poiché una forma seconda  è l’Italia anche io, italiano, mi sento realizzato.

La sintesi altruica ci rende felici. Essere  parte  di organismo in azione come una squadra di pallavolo, significa essere felice quando la mia azione favorisce gli altri. Sono realtà complessa di persone&umanità che si realizza attraverso forme seconde attraverso la dialettica di sintesi altruica. Nell’organismo storico sono le parti che desiderano esserlo e si desiderano tra loro e la realizzazione di questo desiderio produce felicità.  Conosciamo questa dialettica costruttiva col nome di amore e  ad esso non sappiamo o possiamo  rinunciare.

Agire per la vita produce felicità. Sono realtà complessa di persone&umanità che si realizza attraverso forme seconde attraverso la dialettica di sintesi  altruica dell’agire per la vita:  La sintesi essenziale di  un organismo gli dona l’essere (la vita) e la sintesi altruica è possibile quando anche l’altro vive, la sintesi è altruica quando l’altro vive  proprio per la mia azione. È una gioia che proviamo alla nascita del figlio, nel salvare una persona etc…

Abbiamo esaurito il compito che ci eravamo prefissi: in qualche riga abbiamo illustrato come sia  assolutamente plausibile che la sapienza dinontorganica renda felici.

Ma, però,- ecco l’obiezione scelta tra le infinite possibili- la razionalità non spiegherà mai quello slancio immediato, quell’abbraccio che viene da dentro e che non coinvolge affatto il minimo ragionamento: sgorga dall’anima senza essere richiesto  e tanto meno ponderato! E porta con sé tanta felicità… .

Questo pensiero è  frutto della massima confusione possibile tra il termine ragionare (attività che gestisce immagini mentali)  e razionalità interna oggettiva che invece ci costituisce. L’urlo che viene da dentro, il bacio che affiora sulle labbra, il pianto che scioglie la nostra anima, sono frutto di una gioia interiore che rompe ogni argine. Sono,  di fatto,  l’incarnazione immediata di quella razionalità interna oggettiva che trabocca direttamente nell’atto per l’incapacità della mente di esprimerla immediatamente e compiutamente.  É la nostra anima che esce; è, in altre parole, la nostra razionalità interna oggettiva che si mostra, tanto che ci riconosciamo  supremamente in quell’atto. La vita ( e l’Olimpiade) di questi episodi è piena, ma essi rappresentano una conferma in più.

Infiniti se ed infiniti ma, tutto può essere equivocato, ma … l’olimpiade finisce.

Il dinamismo essenziale delle forme seconde (contingenti e subalterne)  spiega  facilmente come mai il mio “tifo” per Elisa Di Francisca, per  persone e sport che non conosco  e non ho mai praticato ma che appartengono alla mia nazione. Roberto non è solo animal rationale, è anche Italia e molte altre cose. È la costruzione dell’entità Roberto/Italia  la dimensione di me che vedo costruita da un successo che di per sé, oggettivamente, è insignificante: “ una donna che finge  di usare un fioretto” e all’ottenimento di questa abilità-spettacolo  dedica tutta la vita.

[1]             Aristotele,Introduzione alla filosofia-testi-Giuseppe Galifi, I.S.S.R. SAN PIETRO MARTIRE VERONA Verona 2015 [6 ,6  I problemi dell’etica (1), § 6.1  Aristotele. Il problema della felicità. ].
[2]              «Aristotele definì l’uomo «animale ragionevole». La nostra definizione ricalca quella aristotelica, e la completa. Si tratta però di una definizione ancora assai lontana dall’esprimere in modo adeguato l’essenza metafisica dell’uomo concretamente esistente. Essa è opera di una metafisica realistico-dinamica. L’uomo concretamente esistente, ossia l’uomo «storicizzato» nel senso più pieno della parola (e dunque a cominciare dalla sua creazione), fa parte della storia che è realtà dinamica, diventando realtà dinamica egli stesso. La sua definizione essenziale spetta quindi alla metafisica realistico-dinamica.»  Tommaso Demaria, Tommaso Demaria, 5 SINTESI SOCIALE CRISTIANA,Quaderni di Cultura e Formazione Sociale a cura dell’Istituto di Scienze Sociali del Pontificio Aten, Torino,parte quinta approfondimento della realtà sociale, Definizione completa della realtà sociale, 5- Definizione dell‘uomo concreto., 196, .
[3]              «    Sapere che si è animali ragionevoli (essenza dell’uomo come natura) o rationalis naturae individua substantia (= essere dell’uomo come persona), ai fini della vera sapienza, che come vera sapienza si pone sul piano esistenziale operativo, conta assai poco. Bisogna conoscere che cosa l’uomo deve fare di se stesso.  E la risposta inequivoca a questa domanda si ha soltanto quando si possiede la dottrina dell’essenza filosofica e teologica della persona storicizzata.    Allora l’uomo sa davvero metafisicamente, esistenzialmente e concretamente che cos’è, e che cosa deve fare di se stesso. »   Tommaso Demaria,Cristo Forma,Istituto Internazionale di Pedagogia e Scienze Religiose Torino 1969[,5  La persona storicizzata, § 3 – IMPORTANZA DELL’ESSENZA DI SECONDO GRADO p. 26].
[4]              «E la persona umana, di conseguenza, si può definire nei termini seguenti: rationalis naturae existentialiter superna­turalizatae individua substantia (sostanza individua della natura razionale, soprannaturalizzata esistenzialmente).»   Tommaso Demaria,3  LA REALTA’ STORICA COME SUPERORGANISMO DINAMICO,Costruire Bologna 1975[,V  La persona umana come persona-cellula, § 9 – Le tre» anime» della persona p. 190].
[5]              «Una realistica e oggettiva metafisica della realtà storica    ci ha portati a precisarne l’essenza nel SD e nella relativa prassi superorganico-dinamica. SD e prassi superorganicodinamica portano ovviamente dentro di sè, come dialettica immanente e suprema legge della storia, non già la dialettica della «contraddizione», ma della costruzione (più esattamente dell’autocostruzione) superorganico-dinamica.»   Tommaso Demaria,3  LA REALTA’ STORICA COME SUPERORGANISMO DINAMICO,Costruire Bologna 1975[,VI  La prassi dinontorganica, § 9 – Dialettica dinontorganica p. 237-238].

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