IL DILEMMA DELLA MORALE NEL TEMPO ATTUALE – parte 4 – di Piergiorgio Roggero

Dopo aver visto nella news n°17 i primi due processi esaminiamo ora il terzo processo che converge insieme agli  altri nella morale.

PiergiorgioIl ruolo della religione nelle culture statico-sacrali

La religione è il modo attraverso la quale l’uomo e le culture tentano di rappresentare, interpretare e gestire la relazione con il mistero, il destino, la vita e la morte, il rapporto con il divino.

Essa viene investita nelle culture statico sacrali di un ruolo ritenuto estremamente importante: il ruolo di custode delle regole della vita, delle regole che in qualche modo definiscono il rapporto con il mistero e dentro le quali è permesso al popolo di vivere.

Nel profondo delle culture statico sacrali il valore religioso delle azioni è fortemente connesso al loro rapporto con la sopravvivenza. E’ attraverso i fatti della vita che il divino proclama il suo giudizio: esso dice che le azioni sono giuste o sante, oppure empie o peccato, attraverso ciò che accade nella vita, e primariamente facendo sopravvivere o morire. Così, le sventure e la morte sono interpretate come punizioni divine, la prosperità, la discendenza e la vita come un favore divino.

Sebbene la religione, il rapporto con Dio, possa elevarsi al di sopra della questione della vita e della morte fisica, tuttavia nel quotidiano concreto, nelle paure costanti della gente comune, il giudizio divino sul diritto di esistere, di sopravvivere, appare avere il carattere di un’ordalia: le conseguenze delle azioni in termini di prosperità e sventura dicono il giudizio divino su di esse o su coloro che le compiono e denunciano comportamenti che meritano il diritto di esistere o che conseguono la punizione della morte.

Le conseguenze delle azioni, massimamente quelle connesse alle soglie del mistero, la nascita e la morte, assumono perciò nelle culture statico sacrali un valore religioso.

Così accade che nei sistemi dottrinali delle religioni (non in Cristo), oltre al rapporto con il soprannaturale vengano incluse e sacralizzate anche regole che in realtà hanno una funzione molto concreta e solo a posteriori vengono caricate di un significato simbolico. Abluzioni, circoncisione, norme sui cibi, modi di vestire, criteri di purità o impurità delle persone, organizzazione del tempo e del calendario, disciplina matrimoniale e così via, sono cose che originariamente non hanno nulla di sacro, ma in qualche modo sono ritenute importanti per la prosperità e la sopravvivenza ovvero sono portatrici di un giudizio divino.

E così accade che dio sia primariamente giudice, che il peccato debba essere espiato, che le sanzioni siano spietate come lo è la morte, che lo straniero sia impuro, che la mescolanza con altri popoli sia una contaminazione, che le altre religioni siano una minaccia, che il potere politico sia sacralizzato o divinizzato, che le guerre siano santificate.

 

Tutto questo in funzione dei meccanismi morali che fanno fronte alla costante minaccia alla sopravvivenza,  meccanismi morali che la religione è chiamata a custodire, a difendere ed a promuovere, minaccia che la religione è chiamata a rappresentare, difensività che la religione è chiamata a fondare nel rapporto con il divino.

La Bibbia e i meccanismi morali statico-sacrali

Molte religioni hanno elevato la loro teologia al di sopra di questo ruolo, ma se osserviamo, come abbiamo già accennato, il concreto della morale quotidiana, quella vissuta e sentita dalla gran parte della popolazione, tutte le religioni nelle culture statico sacrali assumono e mostrano in modo imponente questi meccanismi morali, inclusi l’Induismo, l’Islam, l’Ebraismo.

Anche tutta la Bibbia, con tutti i Vangeli ed il Nuovo Testamento, da cima a fondo, li testimonia.

Li testimonia assumendoli, ad esempio nella strutturazione di comandamenti e precetti e nella spietatezza delle sanzioni nell’Antico Testamento.

Ma li testimonia anche all’opposto, proprio come avversari e motivo della paziente “fatica” di Dio di portare lo sguardo del popolo di  Israele a Sè e al suo amore anziché ai beni vitali promessi dalle idolatrie, alla misericordia anziché ai sacrifici, al cuore anziché alle regole.

Ed in tutto il Nuovo Testamento appare come sia stato proprio questo sistema di meccanismi morali statico-sacrali uno dei più fieri avversari della Bella Notizia, del Vangelo di Gesù, sia in sé stesso, come ambiente di vita di persone incolpevoli, sia quando colonizzato per vantaggio privato e perciò usato come vero e proprio strumento di peccato, personale o di classe.

Per dare, tra le innumerevoli, qualche evidenza dei meccanismi morali statico-sacrali nel Nuovo Testamento, basti ricordare l’imponenza della disputa di Gesù con i farisei sul valore delle regole, la scandalosità di un rabbì che si accompagna a pubblicani e peccatori, che viola le regole del digiuno e del sabato, il fatto che Gesù non potesse più entrare nei villaggi dopo aver toccato un lebbroso per guarirlo (Mc 1,40-45), la parabola del fariseo e del pubblicano, l’episodio del cieco nato che inizia con la frase dei discepoli “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?” (Gv 9,1), o le parole di Gesù quando gli riferirono di quei giudei il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico” (Lc 13, 2), o quando nell’episodio del paralitico viene incontro all’incomprensione dei malpensanti dicendo “Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina?” (Lc 5,23). Oppure quando il sinedrio dice (Gv 11,48) “Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione”.

Basti ricordare le parole dette sotto la croce dagli avversari di Gesù (Mt 27,43) “Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene”.

Basti ricordare in Paolo l’opposizione dello Spirito alla legge, il primato della Carità sulle opere.

Tutto questo si esprime anche nella semantica religiosa ebraico-cristiana, con la forza interpretativa della realtà di concetti/vocaboli quali  comandamenti, leggi, precetti, peccato, premio, salvezza, dannazione, tutti termini duali e senza vie di mezzo, il cui superamento inizia proprio nel Nuovo Testamento, ad esempio con termini e concetti quali l”epiousios” (pane supersostanziale) del Padre nostro, il “logos”, il “pleroma” (pienezza), l'”agape” (la carità), alcuni dei quali sono neologismi carichi di grande significato intenzionale che tentano di esprimere una diversa dimensione della realtà ed una nuova percezione del divino, culminata nell’esperienza del “Pneuma”, lo Spirito del Padre effuso dal Figlio, che è costitutivo di Dio stesso.

La colonizzazione della religione da parte dei meccanismi morali statico-sacrali

Abbiamo visto dunque come la situazione endemica della realtà storica statico sacrale imponga alle religioni di assumere, fondare, difendere e propagare i meccanismi morali imposti dalla generale incertezza e difficoltà del vivere, dalla vicinanza della morte.

Tutto questo rovescia una convinzione assai diffusa ai nostri tempi, che cioè siano le religioni l’origine della morale impositiva ed intollerante.

Non sono le religioni ad aver inventato le regole, la morale, il peccato, la morte, la punizione, l’impotenza dell’uomo.

Esse semplicemente sono state chiamate a rappresentare, a costituire queste realtà, questo modo di sentire e vivere la quotidiana vicinanza della morte in un ordine cosmico che le congiungesse in qualche modo a colui che stabilisce il diritto di esistere, al divino. E’ stata la parte più materiale della realtà storica a caricare le religioni, custodi delle regole della vita, di questo peso. E’ stata l’incombenza della minaccia della morte a generare la morale, la morale a generare la cultura e a travasarsi nella religione, non viceversa.

Giunti a questa consapevolezza fondamentale, siamo pronti ora a considerare quale sia stata l’influenza di tutto ciò sulla tradizione morale cristiana, accumulatasi nei quasi due millenni che hanno preceduto la rivoluzione industriale ed il concilio Vaticano II.

I Meccanismi morali della realtà storica dinamico-secolare

Per comprendere il mutamento che tutti constatiamo che stà avvenendo nei meccanismi morali della società occidentale rispetto al suo passato, è utile un esempio molto elementare sulle conseguenze del cambio di disponibilità di risorse tra le due realtà storiche.

Se ciò che ottengo dal lavoro di una giornata è ciò che serve alla mia famiglia per sopravvivere una giornata, che scelte posso fare su tale guadagno? Di fatto nessuna; tutte le risorse ottenute servono a sopravvivere, le mie scelte sono solo scelte fenomeniche su come perseguire la sopravvivenza. Il valore predominante è la sopravvivenza.

Ma se, con una certa costanza, dal mio lavoro riesco ad ottenere una quantità di risorse significativamente maggiore di quelle necessarie a sopravvivere, se dopo aver soddisfatto i bisogni primari ed aver costruito una serie di sicurezze di vita, rimangono ancora risorse, si pone la domanda: cosa fare di queste risorse?

La domanda non è solo tecnica o fenomenica, perché porta in sè una sottostante domanda: cosa farò della mia vita? cosa farò di mè stesso?

E’ la domanda ontologica.

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