L’impresa organico-dinamica 1 – Tommaso Demaria

 

Il filosofo don Tommaso Demaria 1908-1996

Prefazione di Luca Cipriani

Le imprese, le aziende, le organizzazioni sono paragonabili a degli organismi viventi.

Non nel senso che siano esattamente come gli esseri viventi della natura ma nel senso che come questi anche le imprese hanno un loro principio vitale capace di farle vivere e agire a titolo proprio nello spazio e nel tempo a prescindere dagli individui.

A prescindere dagli individui ma non dalle persone ovviamente, cioè tanto per intenderci: l’ impresa FCA continua a vivere anche se Marchionne è morto.

Le imprese a differenza degli animali non sono sostanziali e nel tempo possono modificare la propria essenza e trasformarsi anche in qualcosa di molto diverso da ciò che erano all’inizio: prima producevo maglioni ora produco autostrade.

Un animale, una pianta, un microcobo e financo un uomo restano invece sempre tali nella loro essenza naturale: un cavallo resta sempre cavallo, un uomo resta sempre un uomo.

Le imprese non hanno questo tipo di essenza naturale ma hanno “solo” un’essenza storica, dinamica si dice. Ciò tuttavia non impedisce loro di essere vive e in analogia con gli esseri naturali di godere di un principio in qualche modo vitale.

Le imprese però non vivono per sé stesse e in sé stesse. Esse vivono solo ed esclusivamente in quanto parte di una realtà politica-socio-economica viva più grande da cui traggono la loro medesima esistenza e vita (un negozio di computer nel deserto non può vivere).

La verità è sempre attuale

Questo breve discorso mi serve solo per introdurre il  testo di Tommaso Demaria riguardante l’impresa organico-dinamica e il suo confronto con gli altri  due tipi di impresa; nonostante gli  anni il testo è sempre attuale perché come sempre le cose vere restano valide e moderne nonostante le mode.

Peraltro è anche evidente che il discorso che riguarda l’impresa “comunista” è superato dal tempo tuttavia la razionalità filosofica che ci sta sotto è sempre valida.

A noi naturalmente interessa di più il confronto con l’impresa capitalista e ci preme chiarire ancora una volta che l’economia capitalista non coincide affatto con l’economia di mercato ma ne è una sua deformazione.

Una parola apparentemente terribile: ideologia

Prima di affrontare il testo originale è necessaria però una premessa per spiegare il significato del termine “ideologia” in Demaria, altrimenti si finisce per fraintendere.

Il significato che questo termine assume nella sua ricerca infatti è totalmente diverso da quello che si intende con esso nel linguaggio comune.

Con la parola ideologia di solito si intende un sistema di idee  assunte in modo acritico e credute in modo fideistico da una parte politica, religiosa o culturale. In genere l’ideologia intesa in questo modo non ricerca la verità ma ricerca il consenso facendo leva più che altro sugli aspetti emotivi fondati su disagi sociali percepiti come reali. 

In Demaria invece l’ideologia non è un’idea ma è prima di tutto una realtà sociale concreta, cioè una sorta di agire collettivo guidato da una razionalità oggettiva interna accettata e vissuta concretamente, in sintesi una prassi razionalizzata.

Poi in seconda battuta l’ideologia è anche una dottrina. Così si può parlare di ideologia capitalista ( e nel passato di ideologia comunista) come di una realtà politico-socio-economica concreta animata al suo interno dalla logica del denaro(*) che funge da vero e proprio principio vitale propulsore nel senso che fa muovere la vita di miliardi di persone.

Non è possibile vivere senza ideologia

Ciò che ha scoperto Demaria, è che le moderne società industriali complesse non  possono vivere senza un’ideologia ( ma sarebbe meglio dire un’ideoprassi, che è un termine analogo ma non compromesso da precomprensioni), cioè è impossibile che vivano senza una logica che tenga unite milioni di persone e strutture in un agire comune  e funzionale.

Per consentire la vita collettiva di milioni e milioni di persone è infatti necessario che queste siano organizzate e tenute insieme da una logica comune senza di cui la vita sociale sarebbe di fatto impossibile perché sfocerebbe presto nel caos incontrollato.

Il grosso problema

Il grosso problema di oggi , l’origine di tutti i mali, è che le due macro-logiche fin qui sperimentate non hanno funzionato e non funzionano bene: una è già crollata ( il comunismo) e l’altra – il capitalismo – è in difficoltà permanente.

Anche gli eventuali ibridi e le vie di mezzo che ogni tanto si affermano e che possiamo chiamare pseudoideologie o paraideologie appaiono espedienti di corto respiro.

La domanda è: esiste o è possibile una logica (ideologia) nuova e alternativa capace di far convivere in modo costruttivo e pacifico miliardi di persone? Per Demaria senz’altro sì, una via alternativa è possibile, almeno sul piano teorico.

Ci fermiamo qui perché il discorso si fa impegnativo. Adesso forti di questa premessa possiamo affrontare meglio il testo che si esplicita ma mano che si procede nella lettura.

Da oggi iniziamo a pubblicare a puntate l’intera ricerca dedicata  proprio all’impresa organico-dinamica. Di fatto è una ricerca piuttosto breve sebbene molto ricca.

Ecco finalmente il testo originale

L’IMPRESA ORGANICO-DINAMICA di Tommaso Demaria

I – Che cos’è ? …

L’impresa organico-dinamica è l’impresa industriale qualificata
ideologicamente(**). Spieghiamo.

1) Impresa industriale: si distingue dall’impresa preindustriale,·e
rappresenta il fattore determinante della rivoluzione industriale.

2) La rivoluzione industriale segna il passaggio storico dallo
statico al dinamico, ponendo l’umanità di fronte alla necessità di
costruire una nuova realtà storica e una nuova società.

3) La. spinta alla costruzione è data dall’energia ideologica
(corrispettivo dell’energia nucleare in campo fisico), come spinta
autocostruttiva della realtà storica, e dalla teorizzazione di
tale energia in funzione della prassi.

4) La spinta autocostruttiva della nuova realtà storica è un dato
di fatto evidente. È altrettanto evidente che tale spinta si
risolve in una energia selvaggia, che va teorizzata per poter
essere utilizzata.

5) L’ideologia come anima della prassi implica appunto la
teorizzazione di tale energia selvaggia per utilizzarla a
costruire la nuova società.

6) L’impresa industriale (in tutte le sue espressioni) è la prima
generatrice di quell’ energia selvaggia che sbocca nella spinta
autocostruttiva della nuova realtà storica. E dunque è la prima
interessata alla teorizzazione di tale energia in ordine alla
prassi.

7) Di lì la necessità della qualifica ideologica dell’impresa
industriale.

FINE PARTE 1

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(*) Accumulare denaro è sempre stata una forte tentazione per l’uomo ma oggi a differenza del passato, alla avidità della persona si è aggiunta l’avidità strutturale della società. Per sopravvivere essa deve continuamente produrre, accumulare e spostare denaro.

Il denaro assolutizzato (cioè trasformato da mezzo a fine ) non è altro che l’aspetto visibile e tangibile di una cultura ben più radicata e strutturata che va sotto il nome di “evoluzionismo ateo-materialista“.

(**) La parola ideologia oggi non gode giustamente di buona stampa. Con essa, come già detto, si intende di solito un sistema di idee  assunte in modo acritico e credute in modo fideistico da una parte politica, religiosa o culturale.

In genere l’ideologia intesa in questo modo non ricerca la verità ma ricerca il consenso facendo leva più che altro sugli aspetti emotivi fondati su disagi sociali percepiti come reali.

Per Demaria invece ideologia significa “prassi razionalizzata”.

Ripetiamo questo concetto già espresso nella prefazione perché è fondamentale per la comprensione.

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5 risposte a L’impresa organico-dinamica 1 – Tommaso Demaria

  1. Roberto Roggero scrive:

    ottimo, chiaro e seza fronzoli. Ottimo per la divulgazione filosofica

  2. Ok Luca. Anche se permangono le solite (annose) difficoltà sulla parola “ideologia”. Condivido, comunque, il commento di Roberto.

  3. Redazione scrive:

    Grazie Gaetano, certo le difficoltà sul termine permangono. D’altra parte la parola “ideologia” è così ricorrente nel linguaggio demariano che è necessario precisarla continuamente.

  4. Redazione scrive:

    Grazie Roberto.

  5. Dino Gerardi scrive:

    Il punto 7 dice tutto. In effetti l’impresa industriale (che segna il passaggio dallo statico al dinamico) va “teorizzata”, nell’interesse dell’impresa e della società intera. Va cioè inserita in un Sistema economico, detto anche Modello di sviluppo o, semplicemente, Economia (es: Capitalista, Collettivista, Islamica… Cristiana?).
    L’Economia Cristiana è descritta nel Manifesto del Civismo (Amazon.it), il Sistema sociale a cui essa conduce, il quale implica la democrazia diretta.
    Quindi niente dittature (plutocratiche, burocratiche o teocratiche).
    Come architettura (“chi” gestisce “cosa”) è molto simile all’Economia islamica con la sola differenza che gran parte dei beni e servizi di prima necessità (“cosa”) fanno oggetto di gestione (“chi”) non tanto di auto-produzione mono-famigliare bensì di auto-produzione multi-famigliare (nell’ambito di cooperative di utenti denominate Distretti di Sviluppo Locale o, più semplicemente, Convivi).
    Tali imprese cooperative, standard ed economicamente auto-sostenibili, possono essere facilmente diffuse, una volta creato un “prototipo” o un suo embrione, simultaneamente ovunque richiesto ad opera di soggetti della società civile (Enti non-profit e imprese for-profit del contesto concorrenziale operanti congiuntamente).
    L’avvento del Convivio è dunque suscettibile di cambiare tutto, in meglio (!), sia rispetto al Sistema Socio-economico islamico (anch’esso emanante da un Magistero religioso), che rispetto a quello capitalista e collettivista (entrambi emananti dal Magistero ateo-materialista).
    L’introduzione massiccia della solidarietà mutualistica (vita tua, vita mea) alla base del Convivio (ad “ogni” famiglia, in “ogni” Continente, conviene esserne socio, sia come lavoratore-utente che come semplice utente, dato che solo l’auto-produzione garantisce l’accertabilità della qualità di quanto prodotto, non fosse che per acquisirvi… il pane!) dovrebbe condurre, più che la sola competizione (mors tua, vita mea), alla Civiltà dell’amore.
    Insomma una prassi candidata a tale funzione è stata a grandi linee concepita.
    Ora, in mancanza di meglio, converrebbe, gradualmente, implementarne un embrione.
    Oppure sperare che Arvaia (www.arvaia.it) , un Convivio mono-attività che funziona benissimo evolva e venga imitato.
    Dino

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